Intervento aula Deruta + Televideo

Utilizzo questi tre minuti, Presidente e gentili Colleghi, per ragionare brevemente con Voi dello stato della CULTURA in Italia, partendo dall’avviso pubblico di selezione con cui a Deruta, nel Perugino, il 28 maggio scorso è stato messo a bando l’incarico di direttore scientifico del Museo Regionale della Ceramica, figura inedita alla quale si affida anche la Pinacoteca comunale.

Deruta è una delle capitali italiane della ceramica, e della maiolica in specie, come Montelupo Fiorentino, come Vietri, dunque parliamo di un compito di assoluto prestigio per chi, come me fuori da quest’aula, si occupa professionalmente di ceramica rinascimentale e moderna.

La crisi generata dalla pandemia è stata evocata dal Sindaco di Deruta, ovviamente a posteriori, come pretesto per giustificare il conferimento a titolo gratuito dell’incarico, che è triennale e per il quale si cerca un esperto di alto profilo, com’è giusto. La cultura, notoriamente, è compenso e premio a se stessa – e ieri, dopo quelle di colleghi della Lega in gita scolastica, se posso dire così, ho letto l’assurdo elogio del Sindaco e della sua linea anche da parte di un senatore di Forza Italia –, dunque al ‘fortunato’ vincitore del bando dovrà bastare il prestigio di un ruolo che fa curriculum. Diciamocelo, Colleghi, dirigere il museo della Ceramica più antico d’Italia, aperto nel 1898, non è lavoro ma svago!

Taccio, per non infierire, sulle esternazioni ulteriori del sindaco Tonaccini sui social, che forse avrebbero dovuto suggerire prudenza ai senatori dell’opposizione, laddove ammette che il nome del direttore ‘volontario’ c’è già, essendo il bando e la selezione mere formalità preferite all’affidamento diretto solo per “correttezza e trasparenza” (cito alla lettera).

Quanto accade a Deruta si commenta da sé ma la confusione tra lavoro e volontariato non nasce dal basso, non è sintomo di una sensibilità immatura della popolazione italiana (in Umbria, peraltro, farei fatica a crederlo più che altrove). Al contrario, deriva direttamente dalle scelte compiute a livello centrale e dall’importanza pressoché nulla che il Ministero di riferimento accorda al patrimonio culturale.

La responsabilità politica della sottovalutazione sistematica di detto patrimonio è palese e si giova, aggiungo una chicca che risale alle scorse ore e dà la misura della degenerazione raggiunta, anche della condiscendenza dei media. Nella notte dell’8 giugno, sul Televideo RAI, la p. 162 dell’indice Cultura recava solo tre notizie. Una di queste era la richiesta al ministro Franceschini, mediante interrogazione a mia prima firma sottoscritta da altri 6 colleghi e pubblicata la settimana scorsa, di indagare sulla presunta cessione dei cd. Archivi Legali Modigliani allo Stato, nel 2006, e sulle vicende seguenti, come illustrato nel libro-inchiesta di Dania Mondini e Claudio Loiodice. Peraltro la Mondini è un’ottima giornalista proprio della RAI (TG 1).

Ebbene, la notizia è stata cancellata dalla pagina di Televideo, nella mattinata dell’8, e, caricata una seconda volta, è stata cancellata di nuovo. Ignoro l’identità dei censori che hanno inteso sollevare il Ministro da ogni fastidio ma vorrei che il direttore Di Bella l’appurasse e chiedesse scusa, in attesa che siano quelli a farlo, a tutti i parlamentari e a tutti i cittadini per un episodio francamente odioso di uso improprio del servizio pubblico.

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