Interrogazione SABAP Piemonte

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Atto n. 3-01678

Pubblicato il 10 giugno 2020, nella seduta n. 227

CORRADO , ANGRISANI , MORRA , MONTEVECCHI , DE LUCIA , VANIN – Al Ministro per i beni e le attività culturali e per il turismo. –

Premesso che, a parere degli interroganti:

pur decantata con enfasi dai media compiacenti, la riforma della struttura del Ministero per i beni e le attività culturali e per il turismo, avviata dal ministro Franceschini nel 2014 e proseguita negli anni seguenti, ha prodotto notevoli disfunzioni;

risultano particolarmente penalizzati gli uffici territoriali di tutela, riorganizzati in due tempi da soprintendenze settoriali in soprintendenze unificate archeologia, belle arti e paesaggio (SABAP) ma lasciati, di fatto, senza indirizzi e senza fondi, dopo averne reciso il legame con il territorio separandoli dai musei che ne raccoglievano le testimonianze, con archivi e depositi rimasti anch’essi prigionieri dei nuovi istituti autonomi;

la ridistribuzione delle zone di pertinenza, legata alla riduzione o, a seconda dei casi, all’incremento del numero delle soprintendenze SABAP, che di volta in volta mortifica o soddisfa le velleità campanilistiche dei politici locali, spesso convinti di potersi intromettere nell’organizzazione ministeriale (esemplare il caso del Comune e della Provincia di Catanzaro, che hanno fatto ricorso al TAR del Lazio contro l’assegnazione a Crotone della nuova SABAP di Catanzaro e Crotone), accentua però le criticità operative prodotte dal grave disallineamento tra pensionamenti e assunzioni che oggi vede il Ministero in difetto di quasi 10.000 unità;

considerato che:

in Piemonte, caso esemplare ma tutt’altro che raro, il quadro è dei più problematici: delle due SABAP di nuova istituzione, quella per le province di Biella, Novara, Verbano-Cusio-Ossola e Vercelli, con sede a Novara, è stata diretta, nel triennio 2016-2019, da Manuela Salvitti, oggi in Liguria gravata dell’abnorme peso di due SABAP e del segretariato regionale; contestualmente, alla SABAP per le province di Alessandria, Asti e Cuneo, con sede ad Alessandria, era preposta Egle Micheletto, fino alla messa a quiescenza;

a fine luglio 2019, la SABAP di Novara è stata assegnata ad Alessandra Quarto, funzionario dell’accademia di Brera per il quale si è fatto ricorso al comma 6 dell’art. 19 del decreto legislativo n. 165 del 2001, mentre quella di Alessandria era attribuita ad Andrea Muzzi;

l’inopinato annullamento, da parte del direttore generale ABAP nominato a settembre 2019, degli interpelli “estivi”, ha rimescolato ancora le carte, sì che a dicembre è stata designata ad interim, per la SABAP di Novara, Antonella Ranaldi, direttore con incarico triennale dell’omologo ufficio di Milano città, mentre la SABAP di Alessandria veniva attribuita, anch’essa ad interim, a Luisa Papotti, dirigente di Torino città da circa un decennio, come la collega “milanese”;

tali scelte sono risultate entrambe penalizzanti per le nuove sedi, poiché le dirigenti di Torino e Milano, già oberate di lavoro nei rispettivi territori, non hanno potuto assicurare agli uffici temporaneamente affidati loro la continuità di presenza e l’attenzione dovuti;

recentemente, l’ex polo museale del Piemonte, oggi Direzione regionale dei musei, è stato attribuito ad interim ad Enrica Pagella, direttrice dei musei reali di Torino, in attesa che l’interpello bandito in maggio consenta di trovare un dirigente cui assegnare l’incarico pieno, mentre si procedeva alla nomina di un nuovo segretario regionale, dopo l’interim di quello della Lombardia;

quanto sopra è conseguenza del fatto che dal 2007 non si espletano presso il Ministero concorsi per nuovi dirigenti, mentre gli attuali diminuiscono inesorabilmente di numero, per pensionamento o premorienza;

sempre più spesso uno stesso dirigente deve accollarsi più di una soprintendenza, anche quando non abbia partecipato all’interpello che metteva a bando quella sede, e talvolta anche il segretariato regionale; altre volte l’amministrazione ricorre a dirigenti ministeriali provenienti da direzioni generali diverse dalla soprintendenza o, persino, a soggetti esterni al dicastero se non all’intera pubblica amministrazione, come nel caso citato della direttrice dei musei reali di Torino, uno degli istituti dotati di autonomia speciale;

considerato inoltre che:

altro aspetto critico è la ripartizione del personale nelle sedi delle diverse soprintendenze del Piemonte: a Torino, oggi, l’organico ammonta a poco più di 90 unità (quindi è leggermente in soprannumero rispetto alla pianta organica), mentre gli uffici con sede a Novara e ad Alessandria, benché coprano ben 7 province, pari al 70 per cento del territorio piemontese, contano insieme, oggi, circa 35 persone, perché dopo un iniziale periodo di collaborazione in cui diversi funzionari hanno operato a scavalco tra più sedi, tutti i dipendenti che prima della riforma coprivano l’intera regione sono rientrati nel capoluogo e oggi si occupano solo della provincia di Torino;

la soprintendenza per le province di Biella, Novara, Verbano-Cusio-Ossola e Vercelli, in specie, dovrebbe avere 54 unità ma ne ha solo 14 a fronte di un territorio che, per estensione e numero di comuni, non differisce molto da quello torinese: 6.605 chilometri quadrati contro 6.821 e 318 contro 316;

la situazione anomala descritta è anch’essa una conseguenza diretta della riforma, perché nessun dipendente di Torino ha voluto spostarsi su Novara o Alessandria, né poteva essere trasferito d’ufficio ad una distanza superiore a 50 chilometri dal proprio domicilio; nelle due nuove SABAP piemontesi sono stati incardinati, perciò, quasi solo funzionari usciti dall’ultimo concorso, ovviamente penalizzati dal mancato passaggio di consegne con i “predecessori” a fronte di un territorio assai variegato, ricco di laghi, montagne e altre zone di pregio paesaggistico (come Monferrato e astigiano), dove i vincoli specifici sono moltissimi e l’entità del lavoro cospicua;

non meno rilevanti ai fini dell’efficienza, dell’efficacia e dell’economicità dell’azione amministrativa ma comuni alle nuove soprintendenze SABAP del Piemonte e delle altre regioni sono la mancanza di una biblioteca, dell’archivio storico, di laboratori di restauro, di depositi archeologici (rimasti a Torino), di auto di servizio per le missioni da svolgere sui territori a fini di tutela e di controllo dei cantieri in corso, siano essi archeologici, di restauro eccetera;

a fare difetto sono soprattutto i fondi per il funzionamento ordinario degli uffici: restano scoperte le utenze elettriche non meno di quelle per il riscaldamento, i saldi dei fornitori non meno dei pagamenti delle missioni dal 2018 ad oggi,

si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo non ritenga di prendere atto delle disfunzioni create ai dipendenti non meno che agli utenti dalla riorganizzazione del dicastero da lui stesso voluta e se, previa assunzione del personale che sarà reclutato con i concorsi banditi dal suo predecessore ma finora non espletati, nonché indizione di un nuovo concorso per dirigenti, che ne assuma ben più dei 65 oggi previsti (di cui solo 4 archeologi), non reputi necessario restituire alla macchina amministrativa la capacità di svolgere i propri compiti istituzionali.

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