Interrogazione su Amedeo Modigliani (2)

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Atto n. 3-01655

Pubblicato il 4 giugno 2020, nella seduta n. 225

CORRADO , MORRA , TRENTACOSTE , MONTEVECCHI , PAVANELLI , ANGRISANI , CASTELLONE – Al Ministro per i beni e le attività culturali e per il turismo. –

Premesso che:

il 24 gennaio 2020 è stato celebrato in tutto il mondo il centenario della morte di Amedeo Modigliani, artista la cui fortuna postuma supera di gran lunga quella conosciuta in vita: deceduto a soli 36 anni a Parigi, dove menava un’esistenza grama di cui si sa molto poco, la nomea di genio irascibile e tormentato, alimentata ad arte per accrescerne il fascino (e le quotazioni), assicura alle sue opere un posto di primo piano sul mercato internazionale;

nonostante i tentativi della figlia Jeanne (1919-1984) di sistematizzare il materiale appartenuto al padre o a lui riconducibile, che costituisce i cosiddetti Archivi Legali Modigliani, innumerevoli speculazioni sull’opera di Modì e sui diritti morali connessi sono andate a buon fine, come ricostruiscono Dania Mondini e Claudio Loiodice nel libro-inchiesta “L’Affare Modigliani” pubblicato da Chiarelettere (2019);

considerato che:

il 22 febbraio 2020, la Direzione generale Archivi (DGA) del Ministero per i beni e le attività culturali e per il turismo trasmetteva alla prima firmataria del presente atto, su sua richiesta, con nota prot. n. 4424 firmata dalla dottoressa Sabrina Mingarelli, tra gli altri atti una fotocopia della lettera dell’8 maggio 2008 con la quale il Modigliani Institut Paris-Rome informò la ex Soprintendenza archivistica del Lazio dell’avvenuta cessione a suo favore, da parte di Laure Modigliani (figlia di Jeanne) e di Cristian Parisot, di circa 6.000 reperti, fra documenti e oggetti, appartenuti o correlati a Modigliani;

da quell’8 maggio 2008 i cosiddetti Archivi Legali Modigliani sarebbero diventati, pertanto, una proprietà dello Stato italiano, ma non c’è traccia, negli atti trasmessi, né della semplice convenzione di donazione necessaria in caso di cessione di beni mobili di modico valore (ex art. 783 del Codice Civile) né dell’atto pubblico (con relativo elenco dei pezzi e indicazione del valore) richiesto, invece, nel caso di donazione di beni mobili pregiati, e neppure del verbale di accettazione e presa in consegna da parte del Ministero, indispensabile in entrambi i casi;

a conferma dell’asserita cessione allo Stato, però, più volte negli anni seguenti il predetto Modigliani Institut Paris-Roma chiese al Ministero, come prescritto dalla normativa, l’autorizzazione al prestito temporaneo di parte dei materiali per realizzare mostre ed esposizioni all’estero (movimentandoli dalla loro sede, privata, di Palazzo Taverna) e il Ministero non si schermì;

è del 22 febbraio 2011, ad esempio, l’istanza di prestito temporaneo per la mostra “Modigliani ed i suoi”, organizzata presso il Kaohsiung Museum of Fine art a Kaohsiung (Taiwan) dal 10 aprile al 10 agosto di quell’anno; l’autorizzazione fu concessa dalla DGA in data 15 marzo 2011, sentita la Soprintendenza archivistica del Lazio. La stessa Direzione ricevette l’istanza e autorizzò la proroga del prestito per l’esposizione a Rio de Janeiro, presso il Museu Nacional de Belas Artes, prevista dal 10 agosto 2011 al 30 maggio 2012, ma il 6 settembre il Modigliani Institut Paris-Roma informò l’Ufficio del rientro dei documenti da Taiwan in Italia e della revoca della richiesta ad esportarli in Brasile; seguì una verifica, a novembre 2011, tesa ad accertare il rientro in sede dei materiali esportati temporaneamente all’estero;

valutato che:

in contraddizione con quanto ricavato dalla nota trasmessa dalla DGA, la Soprintendenza archivistica e bibliografica del Lazio, in data 3 giugno 2019, rispondeva alla Mondini che: “L’Archivio Modigliani non fu donato allo Stato italiano, contrariamente alle intenzioni manifestate in occasione della cerimonia in Sant’Ivo alla Sapienza del 14 novembre 2006, sia dall’erede Laure Modigliani, sia dall’allora direttore generale archivi Maurizio Fallace” aggiungendo poi che “il bene non è dello Stato italiano e non è un bene pubblico. Non è neanche un bene culturale privato, dunque i proprietari non hanno alcun dovere nei confronti dello Stato”. Teste il soprintendente, infine, i documenti di Palazzo Taverna erano appena 120;

eppure, quel giorno di giugno del 2006, lo stesso direttore Fallace ebbe a dichiarare: “La cerimonia segna una svolta nella missione istituzionale dell’amministrazione archivistica. La tutela della memoria travalica i confini del nostro Paese e abbraccia, sino a riportare in Patria, le carte di un maestro della pittura del ‘900”;

Fallace, inoltre, secondo la “Richiesta di ordinanza di custodia cautelare del 28 luglio 2012, nell’ambito del procedimento penale n. 62609/2010”, avrebbe fatto parte del Comitato d’onore degli Archivi Modigliani, anche se in sede di interrogatorio asserì di “non esserne stato a conoscenza”. Dal medesimo rapporto dei Carabinieri emergerebbe anche che l’allora presidente degli Archivi Legali Modigliani, Cristian Parisot, aveva un filo diretto con il dirigente della Soprintendenza archivistica del Lazio, dottor Donato Tamblé;

considerato che:

Dania Mondini e Claudio Loiodice, oltre all’esposto che a suo tempo portò al sequestro di falsi Modigliani esposti a Palazzo Bonocore a Palermo, hanno presentato recentemente un’ulteriore e specifica denuncia, alla Procura della Repubblica di Asti, nella quale rappresentano i fatti contenuti nel libro circa l’esportazione (probabilmente illegale) degli Archivi Modigliani dall’Italia all’estero, seguendone le tracce e ricostruendone il percorso dal nostro Paese a Chiasso, da Chiasso a Milano, da Milano a New York e poi ancora dagli USA a Ginevra,

si chiede di sapere:

se il Ministro in indirizzo non reputi necessario farsi promotore di un’indagine ufficiale che chiarisca finalmente i termini e le responsabilità nella vicenda della cessione “fantasma”, negli anni 2006-2008, degli Archivi Legali Modigliani alla ex Soprintendenza Archivistica del Lazio e le ragioni della mancata dichiarazione di interesse culturale così come dell’omessa apposizione di un vincolo storico-relazionale;

se non ritenga doveroso chiarire definitivamente che l’insieme dei circa 6.000 reperti costituenti la memoria di uno dei più grandi artisti italiani di tutti i tempi ha carattere storico ed è di interesse nazionale, ragione per intervenire nelle sedi più opportune, italiane ed estere, affinché si provveda celermente al recupero degli Archivi Legali Modigliani in qualsiasi parte del mondo si trovino e perseguire chiunque sia responsabile della loro sottrazione allo Stato;

se non creda opportuno, una volta che detto materiale sia rientrato nel nostro Paese (e sia stata eseguita la cernita per estrapolare gli eventuali falsi di cui Mondini e Loiodice sospettano la presenza), consentire al Comune di Livorno, città natale del Maestro, di custodirli ed esporli, in modo da sottrarli alle speculazioni di privati che ancora oggi tentano di utilizzare il nome e l’opera di Modigliani a fini illeciti.

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