Interrogazione sul Castello Reale e sul Parco di Racconigi (TO)

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Atto n. 3-01636 (in Commissione)

Pubblicato il 28 maggio 2020, nella seduta n. 223

CORRADO , PAVANELLI , MORONESE , VANIN , MORRA , TRENTACOSTE , MARILOTTI , LANNUTTI , ANGRISANI – Al Ministro per i beni e le attività culturali e per il turismo. –

Premesso che a quanto risulta all’interrogante:

in Piemonte, il recentissimo cambio della guardia alla guida dell’ex Polo museale (oggi Direzione regionale Musei) ha prodotto esplicite manifestazioni di compiacimento da parte dei sindaci dei Comuni della regione ove insistono alcuni importanti luoghi della cultura statali. Tra questi, in particolare, a Racconigi (Torino), quasi che il vistoso calo di visitatori del Castello Reale registrato nell’ultimo biennio fosse dipeso solo dalla volontà del dirigente cessato;

in realtà, da un’analisi anche sommaria del fenomeno, il calo andrebbe connesso senz’altro alla chiusura del Parco, come lamentato da più parti, ma è parimenti evidente che la riapertura avrebbe richiesto fondi ad hoc senza, però, spazzare via gli ostacoli alla piena fruizione del complesso, poiché, insieme all’assenza di risorse pubbliche, anche la carenza di personale vi ha un ruolo determinante;

oltre al contingentamento degli ingressi, detta carenza impone che i soli due piani del Castello aperti al pubblico non siano più accessibili in contemporanea, come in passato, e costringe i visitatori ad entrare esclusivamente in gruppo e ad orari prestabiliti, con custodi al seguito, perché le sale sono incustodite; nel caso di gruppi non estemporanei, ma accompagnati da una guida, è invece quest’ultima a farsi garante del controllo dei singoli visitatori, in modo che i custodi siano liberi per accompagnare i fruitori del turno successivo;

a conferma della necessità di interventi urgenti, non solo per la fruizione e valorizzazione del maniero, ma per la sua stessa conservazione, nonché per l’incolumità dei visitatori e del personale del Ministero per i beni e le attività culturali e per il turismo che vi lavora, risulta all’interrogante che lo scorso anno, un’ispezione del Servizio Prevenzione sicurezza ambienti di lavoro (SPreSAL) dell’Azienda sanitaria locale competente abbia prodotto un verbale per nulla lusinghiero sulle condizioni igienico-sanitarie e di sicurezza del complesso;

considerato che, a parere degli interroganti:

la scelta dell’ex direttore del Polo museale del Piemonte di non cercare né accettare fondi diversi da quelli statali (evidentemente insufficienti per Racconigi come per Agliè e per Moncalieri), ragione dell’insofferenza di molti amministratori locali nei suoi confronti, è coerente con il dettato costituzionale e con i limiti che il Codice dei beni culturali e del paesaggio (di cui al decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 42) pone alla collaborazione dei privati nella promozione dei luoghi della cultura, che non può spingersi al punto di diventare ingerenza nelle scelte culturali e nella gestione degli istituti statali;

se il citato dirigente incarnava, non senza qualche esasperazione, la corretta impostazione della gestione dei musei nazionali, i direttori degli istituti dotati di autonomia speciale, professionisti selezionati ad hoc per singoli luoghi della cultura con procedure “semplificate” sulle quali la politica ha l’ultima parola, non solo agiscono come manager di musei-impresa votati al profitto, ma strizzano l’occhio costantemente alle fondazioni bancarie operanti nel settore culturale;

la convivenza tra gli uni e gli altri si è fatta difficile da quando la cultura è oggetto degli appetiti dei privati: il “sistema Torino”, in specie, appare oggi imperniato, oltre che sulla gestione dell’urbanistica a fini speculativi, proprio sui finanziamenti alla cultura, intrecciato con le fondazioni di origine bancaria e con l’antico patto dei produttori, posto che gli industriali hanno reagito alla rarefazione dell’industria buttandosi, dagli anni ’90 in avanti, sui profitti della cultura;

valutato che:

le fondazioni bancarie piemontesi, attive anche attraverso la partecipazione ad associazioni di enti intermedi, sono da anni molto interessate al sistema delle 22 (11 a Torino e 11 intorno alla città) Residenze Reali sabaude, dichiarate sito seriale UNESCO nel 1997, e particolarmente attive appaiono la Fondazione Compagnia di San Paolo e la Fondazione CRT (legata ad Unicredit), che talvolta agiscono in modo complementare su più d’una;

a causa di quanto detto, tra le pressioni politico-finanziarie cui sono state e sono soggette le Residenze Reali sabaude, i più avvertiti annoverano, e leggono come prova di un’accelerazione, anche la citata nomina ad interim della direttrice dei Musei Reali di Torino alla guida della Direzione regionale musei (oggetto di un recentissimo atto di sindacato ispettivo della prima firmataria), esempio del nuovo modello d’impronta privatistica di dirigente ministeriale;

nella stessa ottica sembrano porsi le manovre del Consorzio delle Residenze Reali Sabaude (sodalizio pubblico-privato che riunisce il Ministero per i beni culturali, la Regione Piemonte, la città di Venaria Reale, la Compagnia di San Paolo e la sua Fondazione 1563 per l’Arte e la Cultura), promosso nel 2017 da Venaria Reale, previa modifica dello statuto della reggia, e tanto caro al suo artefice, ma ormai ex direttore, dottor Mario Turetta, messo in discussione dal consiglio di amministrazione nel 2018 e oggi a capo della Direzione generale educazione, ricerca e istituti culturali del Ministero;

non diversamente, a Racconigi, si potrebbe valutare l’accordo che, alla luce della convenzione firmata dal Ministero nel 2017 con l’associazione di enti locali “Le Terre dei Savoia”, legata a Fondazione CRT, “per la valorizzazione del complesso monumentale Castello e Parco di Racconigi e per la promozione dei territori limitrofi ad esso interconnessi e dei Comuni associati a Le Terre dei Savoia”, intenderebbe ora, oltre agli spazi che la suddetta occupa a titolo gratuito nel castello, affidarle anche l’apertura di un “percorso di visita complementare”;

lo Stato si riserva, inoltre, una royalty pari al 20 per cento dei ricavi che l’Associazione trarrà dal merchandising e un’altra, analoga, sui proventi delle vendite effettuate nel bookshop,

si chiede di sapere:

se, in merito a quanto si prospetta nel Castello e Parco di Racconigi, il Ministro in indirizzo non ravveda, più che un accordo di valorizzazione, ex artt. 112 e 115 del decreto legislativo n. 42 del 2004, una cessione di attività spettanti al Ministero, poiché un’offerta alternativa a quella ordinaria gestita dal personale del Ministero stesso, ma comprensiva anch’essa degli spazi più rappresentativi del Castello, potrebbe generare una sorta di concorrenza pubblico-privato all’interno dello stesso monumento, con l’aggravante di caricare sul pubblico tutti gli oneri di custodia, pulizia, manutenzione;

se intenda adoperarsi perché vengano investite somme adeguate per restaurare, manutenere e promuovere l’intero circuito delle Residenze reali sabaude, assurto dal 1997 ai vertici dell’offerta culturale nazionale e internazionale, anche nel rispetto dell’articolo 9 della Costituzione, favorendo la fruizione di un bene pubblico di valore inestimabile da cui i cittadini devono poter ricavare un incremento del proprio sviluppo culturale.

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