Interrogazione sui Giostrai e il lavoro

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Atto n. 4-03565

Pubblicato il 28 maggio 2020, nella seduta n. 223

CORRADO , ANGRISANI , LA MURA , GAUDIANO , ROMANO , MORONESE , PAVANELLI , GIANNUZZI , TRENTACOSTE , PRESUTTO , MORRA – Ai Ministri per i beni e le attività culturali e per il turismo e del lavoro e delle politiche sociali. –

Premesso che:

la pandemia da COVID-19 ha causato un lungo momento di crisi esistenziale per tutte le categorie di lavoratori, compresi quelli dello spettacolo, colpendo ancor più severamente di altri gli esercenti del piccolo spettacolo viaggiante, settore regolato (in attesa dell’auspicata revisione) dalla legge 18 marzo 1968, n. 337;

tra costoro, soffrono soprattutto i “giostrai” (sia itineranti sia proprietari di piccoli impianti ludici fissi), parte dei quali di origine sinti, ma cittadini italiani da molte generazioni, e gli artisti dei circhi minori: imprese a conduzione familiare non supportate dalle organizzazioni che curano gli interessi dei grandi circhi ed escluse dal Fondo unico per lo spettacolo (FUS), erogato annualmente dal Ministero per i beni e le attività culturali e per il turismo;

considerato che:

il decreto (“Agicult” del 5 maggio 2020) con cui il ministro Franceschini ha inteso rispondere alle loro sollecitazioni e assicurare un contributo alla categoria dello spettacolo viaggiante esclude, di fatto, molti possessori di licenza, a causa del mancato pagamento dei contributi previdenziali;

detta irregolarità contributiva spesso trascende la volontà del titolare della licenza, legata com’è innanzi tutto alla difficoltà di raggiungere il monte ore previsto settimanalmente, che è pari a 12, poiché si suppone che questi lavoratori itineranti sul territorio nazionale riescano a fare profitti aprendo le loro attività per tre giorni a settimana, in condizioni meteorologiche favorevoli;

si aggiunga che le tariffe dovute per l’erogazione dell’energia elettrica (industriale) necessaria al funzionamento dei macchinari sono molto onerose, poiché, oltre al consumo effettivo, ovviamente gravato dall’IVA e dalle altre spese previste, comprendono, ad ogni nuova piazza, la tassa per l’allaccio, con relative marche da bollo (almeno 4 da 16 euro), così come per ogni comune toccato è dovuta la tassa di occupazione del suolo pubblico o l’affitto al privato che consente la sosta;

voci di spesa cospicue sono pure rappresentate dal carburante per i numerosi automezzi atti a trasportare le attrezzature e le giostre, dalle loro polizze assicurative e dalle indispensabili revisioni periodiche; nella sosta forzata per la pandemia, inoltre, non è possibile “bloccare” le assicurazioni fintanto che le attrazioni restano inoperose, a fronte del rifiuto delle compagnie assicurative di agire in tal senso;

si aggiunga che, nel caso degli esercenti dello spettacolo viaggiante di origine sinti, i nuclei parentali sono generalmente numerosi, spesso pari o superiori a dieci unità, poiché comprendono la coppia genitoriale, i figli e le rispettive famiglie; i numeri totali del settore, peraltro, sono molto incerti e divergono nettamente a seconda delle fonti: il Ministero parla di 5-7.000 unità, i soli “giostrai” dichiarano di essere circa 20.000, una differenza considerevole che dipende dallo stato di effettiva invisibilità in cui versano molti di costoro;

valutato che:

sul piano culturale, a parere dell’interrogante non si ha a che fare semplicemente con un mestiere tradizionale, ma sarebbe corretto definire lo spettacolo viaggiante e i suoi artefici come una “testimonianza avente carattere di civiltà”, cioè, a tutti gli effetti, un bene culturale, per come inteso a partire dall’art. 148, lett. a), del decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 112, che per la prima volta dà spazio anche alla dimensione della immaterialità;

trattasi, però, di un fenomeno a rischio di estinzione, le cui tracce, una volta accaduto l’irreparabile, antropologi ed esperti di cultura materiale dovranno riconoscere e interpretare fungendo da mediatori culturali per la collettività ignara;

l’emergenza epidemiologica li ha infatti messi in ginocchio come e più degli altri lavoratori italiani, che afferiscono all’eterogenea categoria dello spettacolo, nel cui ambito i segmenti più fragili potrebbero aver subito il colpo di grazia e non riuscire più a riprendersi, con gravi risvolti anche sul piano sociale,

si chiese di sapere:

se, in funzione dell’auspicabile ripartenza, il Ministro in indirizzo non ritenga necessario prevedere, per gli esercenti dello spettacolo viaggiante e dei piccoli luna park, oltre ad un reddito di sopravvivenza, anche una misura atta ad azzerare, una tantum, le irregolarità commesse in materia previdenziale e una liquidità immediata che consenta di fare fronte, oltre che agli inediti investimenti finalizzati a garantire sanificazione e distanziamento, alle spese fisse indispensabili al riavvio delle attività;

se intenda attivarsi al fine di risolvere efficacemente il problema della carenza di aree di sosta attrezzate per accogliere le case mobili (in alcuni Paesi d’Europa sono previsti veri e propri quartieri d’inverno), lacuna che costringe molti esercenti dello spettacolo viaggiante a non sostare nel comune di residenza, mentre per chi voglia sottrarsi a tale oggettivo disagio abitativo, non ritengano di farsi promotori di un accesso facilitato all’edilizia popolare come sancito, ad esempio, per Roma Capitale con un’apposita delibera.

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