Interrogazione sulla Direzione Musei del Piemonte

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Atto n. 3-01605

Pubblicato il 21 maggio 2020, nella seduta n. 220

CORRADO , DE LUCIA , PAVANELLI , DONNO , MARILOTTI , ANGRISANI , LANNUTTI , PRESUTTO , VANIN , BOTTO , GIANNUZZI , MORRA – Al Ministro per i beni e le attività culturali e per il turismo. –

Premesso che:

risulta agli interroganti che dal 5 maggio 2020 la dottoressa Enrica Pagella, direttrice dei Musei reali di Torino, a seguito di apposito interpello pubblicato ad inizio aprile, rivesta ad interim anche il ruolo di dirigente dell’ex Polo museale del Piemonte, ribattezzato Direzione regionale Musei dall’ultima “riforma” decretata dal Ministro in indirizzo;

l’interim assegnato alla Pagella dovrebbe consentirle di traghettare il suddetto ufficio regionale del Ministero per i beni e le attività culturali e per il turismo verso la nomina del nuovo dirigente con incarico triennale (che la stampa suppone possa avvenire tra 4 o 5 mesi), mediante selezione affidata ad un ulteriore interpello bandito il 15 maggio (“Corriere della Sera”, del 6 maggio 2020);

è facile immaginare che la sostituzione del precedente direttore del Polo, architetto Ivaldi, abbia fatto felici molti, all’interno della Giunta regionale piemontese, a cominciare dall’assessore alla Cultura che non aveva lesinato critiche esplicite nei suoi confronti per una gestione eccessivamente burocratica delle Residenze reali, in capo al Ministero dal 2015, penalizzate, quanto alla fruizione, soprattutto dall’ormai scarnificata pianta organica dei dipendenti statali;

l’accusa mossa alla Ivaldi di mancare di sensibilità turistica, e dunque di procurare danni economici al territorio, si aggiungeva ad una più generica insofferenza della Regione per l’impossibilità di garantire ad ogni costo le aperture delle Residenze reali, finanche finanziando essa stessa l’Istituto, divieto che cadrebbe se la gestione fosse affidata in convenzione al consorzio pubblico-privato che le riunisce, creato nel 2017, di cui fanno parte 5 soggetti: Ministero, Regione Piemonte, Città di Venaria Reale, Fondazione 1563 per l’Arte e la Cultura e Compagnia di San Paolo;

la nomina della Pagella sembra soddisfare appieno, invece, le aspettative degli scontenti, poiché la sua gestione dei Musei reali di Torino, istituto dotato di autonomia speciale, ha sposato completamente la ratio della massima collaborazione con gli enti locali e dell’apertura ai privati, tant’è che la dirigente, selezionata espressamente per le Residenze reali, ma estranea fino ad allora alla Pubblica amministrazione, appare all’interrogante incarnare gli orientamenti impressi all’amministrazione dei beni culturali dal Ministro in indirizzo;

considerato che:

il 3 giugno 2019 è stata presentata al pubblico, a Torino, una ricerca finanziata dalla Fondazione Compagnia di San Paolo e condotta dal Politecnico di Milano su tre musei nazionali autonomi: le Gallerie Estensi di Modena, il Palazzo Ducale di Mantova e gli stessi Musei Reali. Detta ricerca è stata denominata “Benchmarking museale: un modello per misurare l’impatto dei Musei”, dove il modello è basato su 3 criteri: quantificazione del pubblico reale e potenziale, impatto su individuo e società, risorse a disposizione;

la scelta del titolo è sintomatica, poiché il benchmarking, nel linguaggio tecnico dell’economia, è una metodologia basata sul confronto sistematico di un’azienda con le migliori del suo settore, in modo da imitarne i comportamenti allo scopo di migliorare sé stessa;

nell’occasione, mentre i direttori tre dei musei citati tessevano le lodi dell’autonomia loro concessa, contrapponendola alle deplorevoli condizioni ante riforma degli istituti coinvolti, il presidente della Fondazione Compagnia di San Paolo, dottor Francesco Profumo, ha ribadito più volte il concetto che, nei confronti dei musei (statali), le fondazioni non intendono continuare ad essere solo un bancomat ma vorranno accordare contributi a fronte di una programmazione dei guadagni sperabili dai propri interventi, guadagni da reinvestire in altre attività nei musei stessi, compresa l’assunzione di personale;

detta impostazione è gravida di conseguenze, poiché apre la strada ad una interferenza delle fondazioni, in quanto erogatrici di finanziamenti, anche nella programmazione culturale dei musei statali, nei criteri di gestione e persino nella selezione delle competenze;

da quanto esposto deriva anche il timore diffuso che la direzione ad interim dell’ex Polo museale del Piemonte, che il 6 maggio 2020 il direttore generale Musei, Antonio Lampis, ha giustificato sulla pagina “Facebook” della prima firmataria con un laconico “Partecipazione all’interpello: 2 dirigenti. Uno avrebbe dovuto viaggiare”, sia stata assegnata con il preciso intento che faccia da garante di una metamorfosi indolore del Consorzio delle Residenze Reali in una fondazione di partecipazione;

considerato, infine, che se a Torino la scena è tutta della Compagnia di San Paolo, a Racconigi un processo analogo si legge in trasparenza nell’ampliamento in corso dell’accordo siglato dal Ministero nel 2017 con “Le Terre dei Savoia”, associazione di enti locali che ha sede nel Castello reale, legata alla Fondazione CRT, riconducibile ad Unicredit, con procuratore legale l’ex dirigente FIAT Umberto Pecchini,

si chiede di sapere:

se il Ministro in indirizzo sia al corrente dell’accaduto e non creda meritevoli di verifica le voci insistenti secondo le quali alla dottoressa Ivaldi sarebbe stato “sconsigliato” dall’Amministrazione stessa di partecipare all’interpello di aprile 2020, dirottandola, lei, architetto, all’Archivio di Stato di Genova, a svolgere compiti del tutto estranei alle sue competenze ed esperienza, solo per garantirle un incarico di livello non inferiore al precedente e a distanza grossomodo equivalente dalla sua residenza, in modo da “attutire” le conseguenze della sostituzione;

se, in merito ai Musei Reali di Torino, non veda una contraddizione nel fatto che il Ministero sia stato partner di un progetto teso, nell’ottica economicistica del benchmarking (e di un benchmarking che sembra mirare alla ristrutturazione aziendale più che al miglioramento incrementale qualitativo) ad elaborare un sistema di misurazione del “contributo del museo alla creazione di valore” fondato con tutta evidenza su un’idea generale di cultura “come elemento trainante la creazione di valore” solo in senso mercantile, tant’è che equipara gli istituti culturali ad aziende e interviene su di essi con gli strumenti propri dell’economia;

se non ritenga che la sudditanza dei musei statali alle fondazioni bancarie, tendenza che il vertice politico e amministrativo del Ministero sembra non solo non voler contrastare, ma anzi sforzarsi di imporre, anche grazie alla sistematica cooptazione di soggetti esterni alla Pubblica amministrazione e con formazione diversa da quella della tradizionale dirigenza dei beni culturali, avrebbe implicazioni molto pesanti, allontanando definitivamente detti musei dal modello delineato dalla Costituzione, in base al quale il solo reddito che gli istituti statali dovrebbero impegnarsi a produrre è quello misurabile con la crescita del livello culturale dei cittadini.

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