ICA – Istituto Centrale per l’Archeologia + Risposta del Mibact

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Atto n. 3-01263

Pubblicato il 9 dicembre 2019, nella seduta n. 171

CORRADO , ANGRISANI , GRANATO , DE LUCIA , VANIN , RUSSO – Ai Ministri per i beni e le attività culturali e per il turismo e dell’istruzione, dell’università e della ricerca. –

Premesso che:

risulta agli interroganti che la dottoressa Elena Calandra sia dirigente del Servizio II, Scavi e tutela del patrimonio archeologico della Direzione generale archeologia belle arti e paesaggio (ABAP) del Ministero per i beni e le attività culturali e per il turismo e contestualmente direttore ad interim dell’Istituto centrale per l’archeologia (ICA);

l’ICA, istituito con decreto ministeriale n. 245 del 13 maggio 2016 e organizzato dal decreto ministeriale n. 169 del 7 aprile 2017, ai sensi del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 19 giugno 2019, n. 76, art. 14, comma 4, non è più un istituto centrale di livello dirigenziale non generale, ma, a far data dal 22 agosto 2019, pur mantenendo la denominazione istituto centrale e lo status di istituto dotato di autonomia speciale, è diventato un “ufficio” della Direzione generale ABAP operante presso il Servizio II;

considerato che, secondo quanto risulta agli interroganti:

due convenzioni quadro di durata triennale per tirocini curriculari sono state stipulate in data 30 novembre 2016 tra la Direzione generale ABAP e l’università di Roma “Sapienza” e in data 3 maggio 2018 tra ICA e Dipartimento scienze dell’antichità (DSA) della suddetta università; in aggiunta a quelle, un “accordo di collaborazione didattico-scientifica” è stato firmato tra le due amministrazioni per l’anno accademico 2017/2018, per il 2018/2019 e da ultimo, il 1° ottobre 2019, per il 2019/2020;

l’accordo di collaborazione più recente (2019/2020), firmato dal direttore pro tempore della Direzione generale ABAP del Ministero, dottoressa Federica Galloni, e dal direttore pro tempore del DSA dell’università di Roma, professor Giorgio Piras, prevede, all’art. 2, che per gli insegnamenti di Legislazione dei beni culturali attivi nei vari corsi di studio del DSA siano impiegati “il Dirigente del Servizio II e Direttore ad interim dell’ICA” e, come cultori della materia, altri 4 dipendenti ministeriali, tre di area 3 e uno di area 2: le dottoresse V.A. e V.B. in forza ad ICA, la dottoressa A.F. e il dottor E.P. in forza al Servizio II;

l’impegno consta di 48 ore di lezione (36 frontali e 12 pratiche), oltre alla disponibilità “per gli esami di profitto e per le tesi di laurea della medesima disciplina”; sono inoltre previsti “incontri, presentazioni, convegni, etc., preventivamente concordati, e se del caso organizzati congiuntamente”, che presuppongono anch’essi l’impiego di ore di lavoro;

poiché tutte le attività previste sembrerebbero essere svolte dalla dirigente e dal restante personale del Ministero allocato presso il Servizio II in orario di servizio, a parere degli interroganti l’efficienza del Servizio II non può che risultare compromessa, date le decine di ore sottratte a quell’ufficio, con ingiustificato aggravio del carico di lavoro per i dipendenti non coinvolti e conseguente danno erariale;

come si apprende dal sito web dell’ICA, sono 150 le ore di lezione sulla Legislazione dei beni culturali svolte tra ottobre 2017 e marzo 2019 per conto dell’università di Roma Sapienza (48 più 48 più 30 ore) ma anche, grazie ad analoghe convenzioni, per la Scuola archeologica italiana di Atene (25 ore) e la Scuola di alta formazione (SAF) dell’Istituto superiore per la conservazione ed il restauro (ISCR) di Matera (8 ore),

si chiede di sapere:

se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza di quale sia la declaratoria scientifico-disciplinare dell’insegnamento di Legislazione dei beni culturali;

quale legittimazione scientifico-disciplinare abbiano la dottoressa Calandra e i suoi collaboratori ad insegnare Legislazione dei beni culturali, che è materia afferente al diritto amministrativo IUS/10 ed è solitamente ricondotta a quello nelle istituzioni di formazione del Ministero stesso (scuole di alta formazione dell’ICRPAL), così come nelle università statali e nelle accademie di belle arti di tutto il Paese, dove l’insegnamento di Legislazione è assegnato esclusivamente a giuristi;

quale sia il compenso dovuto per le lezioni e se questo sia corrisposto direttamente ai docenti, ovvero all’ICA in virtù delle convenzioni istituzionali;

se effettivamente lezioni, viaggi e permanenze fuori sede del personale ministeriale siano effettuati in orario di servizio e da chi le missioni e i relativi costi siano stati autorizzati e coperti;

quali siano stati i precedenti docenti di Legislazione dei beni culturali del DSA dell’università di Roma Sapienza e della Scuola archeologica italiana di Atene e quali i loro titoli culturali;

quale norma sia stata applicata dall’università di Roma nel caso della dottoressa Calandra per giustificare la deroga al principio della necessità della valutazione comparativa del docente da reclutare a contratto per effetto di un mero atto pattizio;

quali siano i motivi per cui la convenzione tra Ministero e università sia stata firmata, per conto del dicastero, dalla Direzione generale ABAP, cioè dal dirigente dell’ufficio dove prestano servizio la dirigente dottoressa Calandra e i funzionari assegnati al suo servizio;

se si ritenga legittimo, conveniente e opportuno consentire la stipula di convenzioni tra istituzioni che vedono beneficiare della collaborazione didattica, ed in proprio, impiegati ministeriali e se non risulti, piuttosto, che tali convenzioni integrino una sorta di “ricatto” formalizzato, che vede come prestazione la docenza universitaria, ancorché a contratto, e quale controprestazione l’accoglimento di studenti come tirocinanti presso il Ministero;

se non sia più corretto accogliere come tirocinanti gli studenti dell’università di Roma Sapienza e di qualsiasi altro ateneo, a prescindere dall’obbligo di conferire contratti di docenza universitaria al personale ministeriale;

se risulti l’attivazione dell’Agenzia nazionale anticorruzione al fine di verificare la legittimità della procedura;

se i risultati dell’attività didattica e di ricerca siano correttamente imputati all’ente o ai singoli impiegati ministeriali in forza di convenzioni agevolatrici;

quali azioni di competenza intendano assumere per accertare le responsabilità e adottare gli opportuni provvedimenti finalizzati a ripristinare legalità ed efficienza negli uffici e negli istituti compromessi dai comportamenti descritti.

>>> LEGGI LA RISPOSTA DEL MINISTERO DEL 29 GIUGNO 2020 > LINK

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