Interrogazione ICCU

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Interrogazione parlamentare presentata in Senato > LINK

Comunicato stampa > LINK

Pubblicato il 13 maggio 2020, nella seduta n. 217

CORRADO , ANGRISANI , GAUDIANO , PACIFICO , ABATE , MORONESE , PUGLIA , LANNUTTI , VANIN – Al Ministro per i beni e le attività culturali e per il turismo. –

Premesso che:

un concreto rischio di estinzione minaccia, a parere dell’interrogante, il prestigioso Istituto centrale per il catalogo unico delle biblioteche italiane e per le informazioni bibliografiche (ICCU), nato nel 1975, contestualmente al Ministero in indirizzo, subentrando al Centro nazionale per il catalogo unico, in attività dal 1951;

l’ICCU, oggi afferente alla Direzione generale biblioteche e istituti culturali (DGBIC), è infatti allocato al IV piano della storica Biblioteca nazionale centrale di Roma (BNCR), sita in Viale del Castro Pretorio, ma pare che il Ministero per i beni e le attività culturali e per il turismo voglia stipare in quella sede anche gli uffici della neonata Direzione generale Turismo, occupando 19 delle 32 stanze assegnate all’Istituto;

tali stanze sono “vuote” di addetti, ma non di materiali e strumentazione, a causa dell’annosa crisi organizzativa dell’ICCU, esito di una riduzione del personale grossomodo pari al 50 per cento della pianta organica che il Ministero non ha inteso, fin qui, affrontare, né contrastare;

si prevede, fra l’altro, lo smantellamento della sala e-learning, che renderà inutilizzabili le sue 15 postazioni, il computer master per la docenza e il nuovo videoproiettore; mentre il ridimensionamento degli spazi destinati al personale obbligherà ad accatastare i materiali frutto delle attività pregresse entro armadi posizionati nei corridoi;

l’operazione stigmatizzata sarebbe già andata in porto, o andrebbe in porto con l’imminente rientro in ufficio del personale, se le norme sul distanziamento fisico imposto dalla pandemia da COVID-19 non impedissero di costringere i dipendenti residui dell’ICCU e quelli della Direzione generale Turismo in tre o quattro per stanza, come sembra fosse stato congegnato;

considerato che:

la convivenza forzata imposta a due direzioni del Ministero che nulla hanno in comune, e non potranno giovarsi della prossimità fisica per l’espletamento dei propri fini istituzionali, a parere dell’interrogante è indicativa della scarsa importanza riconosciuta dall’Amministrazione allo straordinario patrimonio bibliotecario italiano e al servizio che l’ICCU ha svolto e svolge, in particolare garantendo la rete pubblica di conoscenza e condivisione del sapere;

come sottolinea la consigliera metropolitana del Movimento 5 Stelle, Gemma Guerrini, in una mozione presentata a marzo 2020 al Sindaco di Roma e alla sua Giunta, “il provvedimento preso comporterà l’interruzione di una attività imprescindibile per la ricerca nazionale e internazionale, con gravissimo nocumento per la cultura”;

anche la società civile si è mobilitata, tra l’altro attivando una raccolta firme on line indirizzata al ministro Franceschini allo scopo di indurre il Ministero a recedere da tale improvvida decisione;

considerato inoltre che:

risulta all’interrogante che nella Biblioteca nazionale centrale di Roma alcuni locali siano stati concessi alla Fondazione di partecipazione “Scuola dei beni e delle attività culturali”, nata con la legge 27 febbraio 2015 n. 11, che ha ridefinito il raggio di azione della precedente “Fondazione di Studi universitari e di perfezionamento sul turismo”;

da statuto, la scuola citata è “un istituto internazionale di formazione, ricerca e studi avanzati nell’ambito delle competenze del Ministero per i beni e le attività culturali”; la sua sede centrale è “a Roma, presso il Ministero”;

il contributo del Ministero, socio fondatore, al funzionamento e alla gestione del suddetto ente di diritto privato, peraltro commissariato da ottobre 2019, è sempre stato cospicuo: oltre al fondo di dotazione iniziale, gli ha destinato 7.898.350 euro nel 2016, 3.400.000 euro nel 2017, 2.500.000 euro nel 2018 e nel 2019, con l’aggiunta, l’anno passato, di altri 1.150.600 euro del “Fondo per oneri differiti”; per il 2020 il contributo in conto esercizio è pari a 3.500.000 euro;

nonostante disponga di risorse pubbliche annuali così considerevoli, la “Scuola dei beni e delle attività culturali”, che non è proprietaria di immobili, continua a giovarsi dell’ospitalità della Biblioteca nazionale centrale di Roma per la propria sede operativa, sottraendo spazio anch’essa, con l’avallo del Ministero, agli uffici che fanno capo alla DGBIC, compreso l’ICCU,

si chiede di sapere:

se il Ministro in indirizzo non ritenga che la sottrazione all’ICCU di oltre metà del suo spazio vitale condanni l’Istituto ad un sottodimensionamento, che giocoforza non solo compromette la prosecuzione delle sue attività, ma impedisce anche per il futuro il ripristino della pianta organica originale;

se non creda insensato affossare l’ICCU per fare posto ad una Direzione generale creata ad hoc per occuparsi di una materia, il turismo, che, come dimostra l’intermittenza della sua attribuzione al Ministero in indirizzo negli scorsi anni, sarebbe, a parere dell’interrogante, più ragionevole riconnettere al Ministero dello sviluppo economico o assegnare a un Ministero apposito;

se, anche alla luce delle esigenze di promozione e finanziamento della ricerca scientifica prepotentemente emerse con la pandemia in corso, non ritenga opportuno recedere dal proposito precedente al periodo del COVID-19 di sacrificare l’ICCU, e anzi impegnarsi per rilanciarlo e potenziarlo consapevole che la fruizione dei dati on line e l’interconnessione sono modalità di cui la scienza moderna non può fare a meno e di cui perciò un Paese civile come l’Italia non può essere privato.

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