CROTONE – Terremoto 3.04.2020 (2)

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Atto n. 3-01554 (in Commissione)

Pubblicato il 6 maggio 2020, nella seduta n. 214

CORRADO , ANGRISANI , GIANNUZZI , VANIN , LANNUTTI , PAVANELLI , PUGLIA – Al Presidente del Consiglio dei ministri e al Ministro dell’università e della ricerca. –

Premesso che:

il 3 aprile 2020 è stata una giornata di grande apprensione per la popolazione della Calabria centrale ionica, interessata da una sequenza sismica iniziata alle ore 5:13 con un terremoto di magnitudo 3.5 e proseguita con altre 25 scosse nell’arco della giornata, tre delle quali di magnitudo maggiore di 3.0 e una stimata 4.0;

gli eventi sismici del 3 aprile assommano a 31 se si allarga lo sguardo a tutto il territorio storicamente orbitante sulla città di Crotone, il cosiddetto Marchesato, dove situazioni analoghe ma di minore intensità si ripetono da alcuni mesi;

considerato che:

contattato nell’immediatezza il prefetto di Crotone, il giorno seguente, 4 aprile 2020, l’interrogante e l’on. Elisabetta Barbuto hanno ritenuto di indirizzare una nota sia all’Ufficio III, Attività tecnico-scientifiche per la previsione e la prevenzione dei rischi del Dipartimento della protezione civile della Presidenza del Consiglio dei ministri sia alla presidenza dell’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia (INGV);

tra le due amministrazioni, Dipartimento e INGV, quest’ultimo ente di ricerca non strumentale e soggetto pubblico, vige un rapporto di convenzione per la sorveglianza sismica e vulcanica soggetto a periodico rinnovo che dal 2012 si esplica in un accordo quadro decennale attuato mediante convenzioni;

nel documento delle due parlamentari si chiede ai destinatari: “nulla sia trascurato di quanto è in Vs. potere, sia sul piano del monitoraggio sia dell’interlocuzione con gli attori locali sia, in fine, in tema di verifica dell’esistenza e della congruità delle cautele necessarie e sufficienti alla bisogna, a cominciare dai piani di evacuazione”;

considerato inoltre che:

per un inconveniente scoperto solo il 22 aprile 2020, dopo la giusta replica dell’INGV al comunicato stampa a firma Barbuto-Corrado del 18 aprile che dava conto della sola risposta pervenuta dal Dipartimento e lamentava il silenzio dell’INGV, si è appurato che quest’ultimo non aveva ricevuto la nota del 4 aprile 2020, ragione del mancato riscontro;

il documento a firma del capo del Dipartimento della protezione civile, invece, datato 10 aprile 2020 (prot. n. 21190), ha raccolto il plauso pubblico delle parlamentari per l’asserita “massima attenzione (…) per la sequenza sismica in atto nel Crotonese”, nonché per la celerità e la ricchezza dei contenuti, giacché illustra in dettaglio “le iniziative di questo Dipartimento nei settori evidenziati nella nota citata”;

la stessa nota, però, lascia sconcertati quando riferisce alcuni dati di ordine tecnico, di specifica competenza di chi studia e monitora la sismicità nazionale e locale, che, non corretti in sé, falsano anche le deduzioni conseguenti;

valutato che, per quanto risulta agli interroganti:

circa lo sciame sismico del 3 aprile 2020, la nota del Dipartimento apre affermando: “In base ai dati della Rete Sismica Nazionale dell’INGV e della Rete Accelerometrica Nazionale del Dipartimento (…), è stato accertato che i terremoti odierni, avvenuti nell’offshore di Crotone, sono stati generati da faglie inverse, profonde circa 20 km, ad orientazione NE-SW, caratterizzate da Magnitudo-momento Mw 4.0. Nonostante la lontananza dalla costa e la profondità di queste faglie, i sismi sono stati avvertiti dalla cittadinanza che, in parte, si è riversata in strada”;

il tono “leggero” del passo citato mal si concilia, in realtà, con la convinzione degli esperti che nel mare antistante a Crotone il sistema di faglie sia molto più complesso che sulla terraferma ma sconcertano e preoccupano soprattutto le asserzioni successive: “Dall’analisi della storia sismica del Crotonese risulta comunque che la sismicità dell’area è relativamente di basso livello, se comparata a quella di altri insediamenti della Calabria. Basti pensare che mai, in nessuna fonte storica, si è avuto contezza di vittime direttamente causate dal terremoto”;

orbene, se appare eticamente discutibile il tentativo di tranquillizzare i cittadini invitandoli, sostanzialmente, a scoprirsi fortunati per essere Crotone in zona 2 su una scala di 4, mentre molti altri abitati calabresi si trovano in zona 1 (la più pericolosa in assoluto), la prova storica prodotta per rafforzare l’assunto è invece un falso a tutti gli effetti;

le fonti documentali riferiscono infatti di vittime sia per il terremoto dell’8-9 giugno 1638, asserito nella nota “dell’VIII grado MCS”, sia per quello, “stimabile all’VIII grado” dell’8 marzo 1832 (quando Crotone non contò morti, a differenza dei paesi limitrofi), ma entrambi i sismi sono riconosciuti del X grado nella letteratura specialistica;

nel 1638, peraltro, furono le due forti scosse premonitrici (foreshock) dell’8 giugno a limitare, il giorno seguente, all’atto della scossa di massima intensità, il numero dei decessi, oltre al fatto che l’evento del 27 marzo precedente aveva già causato lo spopolamento del territorio,

si chiede di sapere:

se non si ritenga opportuno e urgente accertare da dove gli estensori della citata nota del 10 aprile 2020 abbiano ricavato, presuntivamente in buona fede, le informazioni non veritiere poste a fondamento di un’analisi della sismicità storica inattendibile e di una valutazione dello sciame sismico in corso che, forte di quella, implica un alto rischio di sottovalutazione;

se, in ogni caso, non si ravvisi nella parziale sovrapposizione delle competenze del Dipartimento della protezione civile e dell’INGV, posto che il primo dovrebbe occuparsi di questioni emergenziali e l’ente di ricerca di quelle scientifiche, un elemento di debolezza del sistema di monitoraggio della sismicità, come il deplorevole episodio descritto sembra dimostrare;

se non si creda doverosa, nei confronti della popolazione di Crotone e del Marchesato, una nuova e corretta analisi dello sciame sismico del 3 aprile 2020, nell’ottica di una corretta valutazione della pericolosità e del rischio sismico di tale area.

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