CROTONE – Terremoto 3.04.2020 (1)

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Atto n. 4-03358

Pubblicato il 6 maggio 2020, nella seduta n. 214

CORRADO , VANIN , ANGRISANI , PRESUTTO , PAVANELLI , GIANNUZZI , DE LUCIA – Ai Ministri dell’università e della ricerca, dello sviluppo economico, dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare e della giustizia. –

Premesso che:

in base alla sua “storia sismica”, la città di Crotone, ricadente nella zona sorgente n. 930 (lato ionico della Calabria), in materia di rischio sismico è classificata 2 su una scala di 4: i database dell’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia (INGV) attestano, infatti, che vi si possono verificare terremoti distruttivi, con vittime e danni ingenti, come quelli del 8-9 giugno 1638 e dell’8 marzo 1832;

la geodinamica del territorio contempla sia eventi severi dovuti a moti di compressione legati alla subduzione della microplacca ionica sotto l’arco calabro-peloritano, sia scosse a bassa magnitudo e meccanismo focale distensivo causate dall’attivazione di faglie locali;

premesso ancora che:

frequenza e intensità delle scosse registrate da qualche mese nel capoluogo pitagorico e nel territorio che vi fa capo, cosiddetto Marchesato, hanno generato inquietudine, accresciuta di recente dal ripetersi di eventi sismici percepiti dalla popolazione e dalle restrizioni alla mobilità personale imposte per l’emergenza epidemiologica da COVID-19;

il 2 aprile 2020 erano stati localizzati tre piccoli eventi con magnitudo massima pari a 2.0 tra le ore 7:12 e le 7:35 ma il giorno seguente, secondo il sito dell’INGV, la costa ionica della Calabria centrale è stata interessata da una sequenza sismica iniziata con un terremoto di magnitudo 3.5 alle ore 05:13 e proseguita con altre 25 scosse, nell’arco della giornata, che salgono a 31 se si allarga lo sguardo all’intero Marchesato; quattro gli eventi di magnitudo maggiore di 3.0, uno dei quali stimato 4.0;

considerato che:

come in occasioni precedenti, molte scosse del 3 aprile sono state localizzate in mare, davanti alla città, in prossimità del campo a idrocarburi di ENI denominato “Luna”, aperto dagli anni ’70 del secolo scorso, di produzione di gas naturale (a prevalenza metano) e oggi in naturale declino;

il reservoir produttivo, situato nelle rocce permeabili della formazione delle arenarie di San Nicola, fu studiato dall’INGV in un progetto del 2009-2011 avente come responsabile scientifico la dottoressa Fedora Quattrocchi, commissionato dalla società Rezia Energia (oggi Repower) per individuare siti adatti all’abbattimento dei gas serra prodotti da una centrale elettrica a carbone poi non costruita;

a sconsigliare l’uso del campo Luna come sito di stoccaggio di anidride carbonica furono i piccoli volumi entroterra e offshore disponibili e la sismicità del crotonese, ben nota alla Quattrocchi, dirigente tecnologo sismogeochimico dell’INGV, grazie alla tesi di un suo studente sulle faglie sismogenetiche attive storicamente nel territorio di Crotone, oltre alla faglia nord-sud detta “del Marchesato”;

a mare, peraltro, il sistema di faglie è molto più complesso che sulla terraferma, con antichi sovrascorrimenti in profondità sul pliocenico e faglie distensive più superficiali dello stesso sistema nord-sud della faglia del Marchesato;

la crisi sismica crotonese in atto non ha prodotto, fin qui, danni a cose o persone e la non reimmissione di fluidi nei pozzi del campo Luna dovrebbe scongiurare la sismicità indotta da attività industriale, ma non è escluso che le dinamiche dello sciame possano essere riconducibili ed evolvibili allo stesso modo dei terremoti storici distruttivi e vanno, perciò, senz’altro monitorate;

visto che:

la gestione dell’INGV, ente pubblico preposto al controllo della sismicità italiana e dunque anche calabrese, sembrerebbe presentare significative criticità, tanto che dal 2013 ad oggi anche il M5S ha depositato alle Camere numerose interrogazioni al riguardo, con reiterate richieste di commissariamento;

a valle delle suddette iniziative, non si sono registrate le dimissioni del presidente, Carlo Doglioni, né del direttore generale, Maria Siclari, attese invano dopo quelle di altre tre figure chiave, ritiratesi, dal 2017 in poi, per protesta contro l’amministrazione con cui avevano collaborato fino ad allora;

Doglioni e Siclari erano in carica al momento in cui si sono verificate molte situazioni incresciose oggetto degli atti di sindacato ispettivo e delle abnormi sanzioni disciplinari inflitte ai whistleblower, culminate con il licenziamento della Quattrocchi, il 29 novembre 2019, già presa di mira in precedenza con provvedimenti puntualmente denunciati alla magistratura;

gli stessi vertici hanno tuttora un ruolo chiave anche nel comitato operativo attivato dal Dipartimento della protezione civile della Presidenza del Consiglio dei ministri in occasione di emergenze,

si chiede di sapere:

se i Ministri in indirizzo non ritengano che i cittadini del crotonese ma anche il Dipartimento della Protezione civile e la stessa ENI dovrebbero poter contare su un ente di controllo della sismicità del sottosuolo (naturale e indotta) che faccia della competenza e dell’affidabilità la propria cifra distintiva;

se non paventino che carriere eventualmente costruite sul clientelismo (anche grazie alla presunta assegnazione e gestione non trasparente di fondi pubblici) possano rendere inattendibili le verità attese dall’INGV in tema, ad esempio, di precursori sismici a breve termine e di subsidenza, fenomeno tipico delle zone di produzione di gas naturale e meritevole di speciale attenzione in aree a rischio sismico, subsidenza che a Crotone è altrimenti monitorata solo dall’ENI, nella veste ambigua di controllore e controllato;

se il Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare non tema che, sul delicato fronte dello stoccaggio di gas, di idrocarburi e di calore geotermico, di cui dovrebbe occuparsi il “centro monitoraggio del sottosuolo” in ragione dell’accordo quadro tra INGV e Ministero dello sviluppo economico ma che sembrerebbe gestito, nell’Istituto, con scarsa trasparenza e rispetto delle competenze professionali (esautorando chi ha creato in 20 anni l’unità funzionale geochimica dei fluidi stoccaggio geologico e geotermia dello stesso INGV), i rischi legati all’inquinamento delle falde acquifere possano essere sottovalutati e i relativi monitoraggi rivelarsi poco affidabili;

se, per quanto di competenza, i Ministri dell’università e ricerca e della giustizia non ritengano di appurare le ragioni del mancato commissariamento dell’ente e acquisire notizie sulle tante indagini innescate, in diverse Procure d’Italia, dalle denunce presentate per presunti illeciti commessi nell’INGV;

se non ritengano opportuno cogliere l’occasione della naturale scadenza dell’incarico del presidente, ad aprile 2020 (prorogato a giugno per l’emergenza da COVID-19), per dare quel forte segnale di discontinuità con la pregressa gestione al quale avrebbero diritto non solo il personale dell’INGV ma anche i cittadini italiani, data la delicatezza dei compiti dell’Istituto e le conseguenze tragiche di eventuali errori.

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