POTENZA – Tempa Rossa di Corleto Perticara

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Atto n. 4-03215

Pubblicato il 21 aprile 2020, nella seduta n. 208

CORRADO , LA MURA , FERRARA , GRANATO , ANGRISANI , PAVANELLI , TRENTACOSTE , PRESUTTO , ABATE , VANIN , MONTEVECCHI , LANNUTTI – Ai Ministri dello sviluppo economico e dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare. –

Premesso che:

dagli anni ’80 sono state avviate le ricerche e le esplorazioni del giacimento petrolifero di Tempa Rossa, in agro di Corleto Perticara (Potenza), località dell’alta valle del Sauro sita a quota superiore ai 1.000 metri sul livello del mare, a ridosso del parco naturale di Gallipoli Cognato e delle cosiddette piccole Dolomiti lucane, in una zona ad elevato rischio sismico e idrogeologico;

il giacimento è dotato di una capacità estrattiva giornaliera di 50.000 barili di petrolio, 230.000 metri cubi di gas naturale, 240 tonnellate di GPL e 80 tonnellate di zolfo, tanto che il progetto petrolifero di Tempa Rossa è stato considerato tra i più strategici d’Europa e del mondo dalla banca americana Goldman & Sachs;

nell’ambito del progetto Tempa Rossa, la Regione Basilicata ha già autorizzato l’avvio dell’impianto del locale centro olio, in capo al consorzio di società petrolifere Total E&P Italia SpA, Shell e Mitzuo;

considerato che:

dall’anno 2000 in poi, il progetto Tempa Rossa è finito in numerose indagini giudiziarie per corruzione, turbativa d’asta, abuso d’ufficio, inclusa la più recente inchiesta “Petrolgate” che ha coinvolto il penultimo sindaco di Corleto Perticara, Rosaria Vicino, protagonista di uno scandalo fondato anche su intercettazioni telefoniche che hanno evidenziato un sistema di finti controlli, minacce, raccomandazioni in cambio di autorizzazioni tecniche;

negli ultimi mesi, per non andare più indietro nel tempo, l’impianto di Tempa Rossa ha registrato fuoriuscite di petrolio e fiaccolate anomale accompagnate da miasmi e fumate nere;

l’associazione ambientalista lucana “COVA Contro”, in collaborazione con “Mediterraneo no triv” ed altri comitati locali, come “la Voce di Corleto”, in questi anni ha segnalato all’autorità giudiziaria anomalie, omissioni e contaminazione degli alimenti, delle acque dei pozzi idropotabili della zona e dei suoli, sia a ridosso delle aree pozzi di Total sia a ridosso dei siti di smaltimento di fanghi petroliferi;

la Regione Basilicata, dal canto suo, non ha ancora adottato un piano regionale di tutela delle acque, men che meno è stato completato il masterplan di riforma e ampliamento delle capacità dell’Agenzia regionale per la protezione dell’ambiente della Basilicata,

si chiede di sapere:

se, nei limiti delle rispettive attribuzioni, risulti ai Ministri in indirizzo se siano state individuate le sorgenti contaminanti colpevoli delle reiterate contaminazioni della matrice ambientale acqua registrate nell’area di Tempa Rossa e se siano a conoscenza di quante sorgenti radioattive (anche ad alta attività) per lo screening delle rocce serbatoio o trappole di idrocarburi (reservoir) siano state usate da Total o da sue appaltatrici nonché quante sonde contenenti dette sorgenti non siano state recuperate ma abbandonate nel sottosuolo;

se siano state censite tutte le discariche abusive di fanghi petroliferi tra i comuni di Corleto Perticara e Gorgoglione (Matera), e se sia in valutazione l’utilizzo delle tecnologie infrarosso e radar (Mivis/lidar) per la ricerca di eventuali anomalie termiche nel suolo nell’area di Tempa Rossa;

come si possano controllare i reali impatti ambientali degli additivi chimici (drilling fluid) per fluidi di trivellazione, siano essi diluenti o viscosizzanti, se molte di queste sostanze rimangono coperte da segreto aziendale circa la composizione;

se i suddetti additivi siano stati valutati nell’ambito dell’applicazione del regolamento (CE) n. 1907/2006, denominato REACH (registration, evaluation, authorisation and restriction of chemicals), e con quale esito.

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