Castello di Uggiano di Ferrandina (MT)

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Atto n. 3-01512 (in Commissione)

Pubblicato il 21 aprile 2020, nella seduta n. 208

CORRADO , PACIFICO , ANGRISANI , PAVANELLI , TRENTACOSTE , PRESUTTO , ABATE , VANIN – Al Ministro per i beni e le attività culturali e per il turismo. –

Premesso che:

in agro di Ferrandina (Matera), in vetta ad una dorsale collinare che domina l’abitato da ovest sfiorando quota 500 metri sul livello del mare, insistono i resti dell’antico insediamento fortificato medievale di Uggiano, oggi in stato di avanzata ruderizzazione;

Uggiano (Obelanum-Oblanum), di impianto longobardo (IX sec.) ma ampliato durante la seconda riconquista bizantina e valorizzato poi dai normanni per la sua posizione strategica, fiorì specialmente nel XIV secolo, per poi declinare ed essere abbandonato, pare, già da fine Quattrocento;

quanto resta di questo presunto antenato di Ferrandina, e oggi vero e proprio paese fantasma, è il castello, che occupa per intero la sommità di un piccolo rilievo isolato e racchiude entro una cinta muraria a pianta subellittica (140 metri per 60 circa) orientata pressappoco nord-sud, con almeno 5 torri quadrangolari di rinforzo (due delle quali a fiancheggiare l’ingresso, posto a nordovest), l’abitazione a corte interna del castellano, la cappella, la scuderia, le cisterne;

il complesso architettonico, in passato oggetto di studio da parte del professor Dino Adamesteanu e di Tommaso Pedio, tra gli altri, è oggetto di interesse anche della scuola di specializzazione in archeologia di Matera, che fa capo all’università della Basilicata;

considerato che:

non esistono vie pubbliche di accesso diretto al castello, circondato interamente dai terreni privati adibiti a pascolo o più di rado messi a coltura, tanto che sul sito web del Comune di Ferrandina non compare alcuna proposta di fruizione del complesso architettonico, assistita o meno, né sono indicate modalità per raggiungere il sito;

l’azienda agricola “Antonio Di Gilio”, che ingloba il castello di Uggiano, ospita gli stabuli delle vacche podoliche, delle pecore e delle capre produttrici del latte che i casari del “Caseificio Di Gilio” trasformano per ricavarne rinomati formaggi, e utilizza i suoi circa 600 ettari per il pascolo del bestiame, sbarrando per sicurezza con un cancello l’unica strada di accesso;

le due strade carrabili sterrate, pressappoco parallele, che conducono sulla dorsale ricalcando antiche vie di crinale, lambiscono prima il nucleo principale degli edifici di servizio dell’azienda suddetta (compresa la preesistente masseria Lisanti e i ruderi della chiesa di san Domenico) e poi, fuse in una sola, corrono ai piedi del versante orientale del castello, per poi proseguire, brevemente, fino al più meridionale degli immobili aziendali e qui interrompersi;

considerato che:

lo stato di conservazione del complesso monumentale è sempre più precario, né sono valse a migliorarlo iniziative promosse dalla società civile come la partecipazione, nel 2018, al censimento “I luoghi del cuore” del Fondo ambiente italiano (FAI), o il tentativo di salvare dal crollo almeno il maestoso portale con arco a sesto acuto, cosiddetto arco gotico, di accesso agli ambienti riservati al castellano;

inoltre è stato segnalato all’interrogante che l’azienda “Antonio Di Gilio”, approfittando dell’oggettivo isolamento del sito, utilizzerebbe ambienti ipogei esistenti nella collina del castello per la stagionatura delle forme di caciocavallo,

si chiede di sapere:

se il Ministro in indirizzo sia al corrente di quanto sopra;

se non ritenga opportuno interessare l’ufficio di tutela territorialmente competente perché quest’ultimo, insieme al Comune di Ferrandina, che fin qui si è sottratto ad ogni responsabilità, possa accertare la proprietà del castello, verificare gli eventuali abusi commessi e valutare il reale stato dei luoghi ai fini della tutela del fortilizio, se non nella prospettiva di un restauro, almeno in quella della messa in sicurezza dell’esistente;

se non ritenga, inoltre, di dover assicurare l’impegno del Ministero alla promozione del sito, anche in ragione della sua straordinaria suggestione, puntando sia sulla ricerca storico-archeologica a fini conoscitivi sia sulla valorizzazione, materia concorrente con la Regione, che potrebbe giovarsi dell’attenzione mondiale oggi riservata a Matera per includere il castello di Uggiano in un circuito più ampio.

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