MATERA – Cementificio

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Atto n. 4-03140

Pubblicato il 9 aprile 2020, nella seduta n. 206

CORRADO , ANGRISANI , PAVANELLI , GRANATO , MORONESE , PRESUTTO , TRENTACOSTE , VANIN – Ai Ministri della salute e dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare. –

Premesso che, a quanto risulta all’interrogante:

in contrada Trasanello di Matera, circa 7 chilometri a est del centro cittadino e a breve distanza dal Parco della Murgia Materana, è attiva dal 1974 una cementeria della Italcementi Fabbriche Riunite circondata da aziende agricole, nonché da pascoli e allevamenti di bestiame, che quotidianamente producono e vendono senza restrizioni i prodotti derivanti dalle suddette attività agro-pastorali;

la percezione del rischio sanitario e ambientale legato alla presenza dell’impianto è progressivamente cresciuta, nella popolazione locale, nonostante le certificazioni di qualità ISO 9002, ottenuta dalla proprietà nel 1997, e ambientale ISO 14001, emessa nel 2003 e rinnovata da ultimo nel 2018;

nel 2011, dopo l’attivazione di un nuovo forno, Italcementi ha siglato un protocollo di monitoraggio della qualità dell’aria con Regione, Provincia e Comune di Matera, e due anni più tardi sono state installate due centraline a Trasanello e una all’interno del Parco;

i dati sulle emissioni dell’impianto di contrada Trasanello rilevati dall’Agenzia regionale per la protezione dell’ambiente (ARPA) della Basilicata del 2013 sono stati, però, duramente contestati e giudicati inattendibili dai comitati di cittadini sensibili alle tematiche ambientali;

considerato che:

i timori dei residenti si sono accentuati quando il cementificio, autorizzato ai sensi dell’art. 237-quinquies del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, cosiddetto Testo unico ambientale, ha cominciato a bruciare combustibile solido secondario (CSS) derivato da rifiuti urbani non pericolosi, per utilizzarne ceneri e residui nel ciclo produttivo inglobandoli stabilmente e inertizzandoli nella matrice cementizia;

a febbraio 2018, un parlamentare europeo e due consiglieri regionali del Movimento 5 Stelle hanno presentato un esposto-denuncia alla locale Procura della Repubblica, perché verificasse il rispetto della direttiva 2010/75/UE sulle emissioni industriali, come recepita dal decreto legislativo 4 marzo 2014, n. 46, da parte dello stabilimento materano e accertasse se, in generale, le ceneri del CSS possano causare danni alla salute e all’ecosistema, nonché depotenziare il prodotto;

considerato, inoltre, che:

negli anni, ARPA Basilicata ha rilevato la deposizione di metalli, benzopirene e diossine nei deposimetri della zona di Trasanello ma, ufficialmente, non sembra avere effettuato controlli sugli alimenti;

tra luglio 2019 e gennaio 2020 l’associazione ambientalista locale “COVA Contro” ha fatto svolgere diverse analisi autonome sul formaggio in vendita presso un caseificio di Matera, riscontrando sempre la presenza di dosi di piombo ben oltre la soglia di legge;

detto controllo d’iniziativa privata s’è reso necessario ed è stato effettuato perché le eventuali non conformità alimentari riscontrate da ARPA Basilicata non vengono pubblicate su alcun bollettino informativo locale,

si chiede di sapere:

se sia possibile rendere accessibili ai cittadini i dati, anche anonimi ma geolocalizzati almeno su base regionale, delle non conformità rilevate negli alimenti di origine animale in funzione del Piano nazionale residui, che il Ministero della salute aggiorna annualmente;

se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza di controlli sulla qualità e la quantità del CSS (Classe I e II) destinato ai cementifici;

se intendano promuovere, nell’ambito delle rispettive competenze, l’utilizzo di droni per il controllo della qualità delle emissioni degli impianti industriali (in particolare di incenerimento e co-incenerimento);

se ARPA Basilicata abbia mai verificato la percentuale di zolfo contenuta nel coke petrolifero, utilizzato come combustibile nella cementeria di Matera, nonché l’efficienza dei filtri di depurazione dei fumi in rapporto al rischio di dispersione nell’ambiente delle sostanze altamente inquinanti derivate, appunto, dal pet-coke;

se siano a conoscenza dei quantitativi movimentati e dell’elenco dei porti di destinazione italiana del pet-coke, il cui sversamento in mare durante le operazioni di sbarco è causa, a sua volta, di grave inquinamento;

se, quali e quanti controlli qualitativi sulla eventuale presenza di sostanze chimiche pericolose nel cemento o calcestruzzo vengano svolti annualmente dagli enti competenti e con quali risultati.

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