Reggio Calabria – Museo di Reggio Calabria (2)

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Atto n. 3-01359 (in Commissione)

Pubblicato il 5 febbraio 2020, nella seduta n. 187
Svolto nella seduta n. 165 della 7ª Commissione (18/06/2020)

CORRADO , LA MURA , TRENTACOSTE , LEONE , ROMANO , VANIN , ABATE , ANGRISANI , DE LUCIA , LANNUTTI – Al Ministro per i beni e le attività culturali e per il turismo. –

Premesso che:

come reso noto dal primo firmatario del presente atto l’11 dicembre 2019 con un comunicato stampa, risulta che il 9 dicembre 2019 la Direzione generale musei del Ministero per i beni e le attività culturali e per il turismo ha richiamato il direttore del museo archeologico nazionale di Reggio Calabria, architetto Carmelo Malacrino, al rispetto delle diverse norme violate con la nomina di un portavoce; notizia oggetto del comunicato stampa dello stesso direttore, datato 1° novembre 2019, a cui è seguita la presentazione dell’atto di sindacato ispettivo 3-01278;

la Direzione generale, che svolge anche compiti di indirizzo e controllo nei confronti degli istituti dotati, come il museo reggino, di autonomia speciale, ha imposto all’architetto Carmelo Malacrino la rescissione del contratto indebitamente stipulato e l’impegno a farsi carico pecunia sua della spesa per il servizio prestato dal professionista esterno nel periodo 1° novembre 2019-10 dicembre 2019;

considerato che, per quanto risulta agli interroganti:

nei giorni successivi all’annullamento in autotutela del contratto, i media reggini hanno dato spazio alla “difesa” di Malacrino, affidata ad un ulteriore comunicato stampa che le testate locali hanno arricchito, talvolta, con considerazioni personali degli autori degli articoli;

il giornalista Claudio Labate, in particolare, volendo dare sostanza a quanto asserito con studiata vaghezza da Malacrino, cioè di avere agito “sulla base di procedure già istruite da alcuni colleghi”, ha scritto che “la figura del portavoce esiste in almeno un Museo di Italia e anche a Statuto Speciale: il Museo Real Bosco di Capodimonte”, come riportato da “citynow” il 16 dicembre 2019;

la difesa d’ufficio dell’architetto Malacrino assunta dal dottor Labate indica espressamente in Sylvain Bellenger, direttore del museo Real Bosco di Capodimonte, altro istituto autonomo del Ministero, colui che, essendosi dotato di un portavoce, dimostrerebbe la legittimità della decisione del collega calabrese, salvo, altrimenti, indicarne la corresponsabilità;

il lungo comunicato stampa scritto dall’architetto Malacrino a metà dicembre interpreta la contestazione mossagli dalla Direzione generale come “uno scandalo tutto reggino”, dove scandalo ha il senso etimologico di inciampo (dal greco skandalon); il testo prosegue tessendo lungamente le lodi dei suoi 4 anni di direzione del museo, punteggiati di ostacoli (stessa etimologia) che egli lascia intendere generati dagli altri uffici del Ministero, come riportato dallo stesso articolo;

si legge anche come il “rosario” delle lamentele è sgranato con cadenza annuale (2015-2019) e dà spazio soprattutto alla denuncia delle responsabilità altrui per il mancato funzionamento di alcuni impianti; circa il 2019, poi, le rimostranze del direttore sono argomentate come segue: “Si giunge al 2019, anno in cui si resta ancora in attesa, quattro anni dopo l’inizio della direzione, degli elenchi del patrimonio archeologico di competenza, sul quale si è dovuta avviare una nuova inventariazione per ‘fare la conta’ dei reperti presenti”;

Labate rafforzerebbe l’idea di una fantomatica “congiura” della Soprintendenza archeologia belle arti e paesaggio ai danni del direttore chiosando: “Secondo i più informati all’atto della riapertura del museo risultarono mancanti diversi pezzi di collezione che non si sa dove siano andati a finire”;

risulta ben noto ai vertici del Ministero che la realtà sarebbe tutt’altra: per cominciare, Malacrino trattiene nel museo, senza averne titolo, l’archivio storico fotografico dell’ex Soprintendenza archeologica della Calabria, la cui eredità documentale, grafica e fotografica spetta all’odierna Soprintendenza archeologica delle belle arti e paesaggio, perché prodotta dall’ufficio di tutela regionale dal 1945 in poi e tuttora strumento essenziale di lavoro per i dipendenti;

a dispetto di quanto sopra e del ruolo di custode spettante alla Soprintendenza, Malacrino rivendica per sé quel materiale senza che gli sia stato consegnato ufficialmente, ne dispone ad libitum e in pubblico etichetta le immagini come patrimonio dell’archivio fotografico del museo di Reggio, causando alla Soprintendenza erede anche un cospicuo danno erariale;

peggior sorte hanno avuto i reperti archeologici ascritti al patrimonio del museo, specialmente i più piccoli e fragili, la cui integrità materiale ed estetica è stata messa in forse dalla nuova numerazione che il direttore ha ordinato di apporvi, per “fare la conta dei reperti presenti”, senza che ricorressero le condizioni di assoluta necessità richieste dalla normativa (art. 6 del regio decreto n. 363 del 1913, e successive modificazioni ed integrazioni) e senza tener conto delle disposizioni catalografiche né delle regole per le nuove inventariazioni,

si chiede di sapere:

se il Ministro in indirizzo non ritenga di fugare il dubbio insinuato da Labate in merito al comportamento del direttore del museo Real Bosco di Capodimonte ignorando, o fingendo di ignorare, quanto previsto dalla legge n. 150 del 2000 in materia di competenze necessarie per svolgere attività di ufficio stampa;

se non ritenga indispensabile smentire, perché non rispondente al vero, l’asserita scomparsa di diversi pezzi di collezione dal museo di Reggio Calabria;

se non reputi necessario e urgente chiarire le responsabilità del museo e della Soprintendenza di Reggio Calabria sul patrimonio archeologico presente nel museo ed esplicitare chi abbia fin qui disatteso le disposizioni delle direzioni generali competenti, agendo per amore di verità e per rispetto della popolazione locale, altrimenti costretta ad ascoltare sempre e solo la voce del direttore Malacrino, per il quale evidentemente non vale il decreto ministeriale 23 dicembre 2015 benché sia anch’egli un dipendente ministeriale;

se non ritenga necessario e urgente stigmatizzare il comportamento dell’architetto Malacrino in ordine alle mancate autorizzazioni all’accesso all’archivio fotografico per il personale della Soprintendenza e ai depositi del museo, nonostante le ripetute richieste, per lo svolgimento di attività istituzionali da parte della Soprintendenza stessa e dell’Istituto centrale catalogo e documentazione;

se non ritenga opportuno sollecitare il segretariato generale del Ministero ad avviare una nuova ispezione in tema di impianti, spazi e depositi del museo, dopo quella condotta dalla dottoressa Barbera (per come risulta dal documento al prot. n. 4298 del 24 marzo 2017) che, nonostante le gravi risultanze, inspiegabilmente non ha avuto conseguenze per il direttore;

se non pensi di ricorrere ad un’indagine interna anche per chiarire le ragioni della riconferma dell’architetto Malacrino alla guida del museo, avvenuta nonostante i vertici ministeriali fossero perfettamente a conoscenza del contegno del professionista durante il primo mandato, inappropriato al ruolo dirigenziale rivestito e ostile nei confronti degli altri uffici del Ministero, e dunque dell’inattendibilità della sua scheda di valutazione della performance.

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