Modigliani

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Atto n. 3-01309

Pubblicato il 16 gennaio 2020, nella seduta n. 182

CORRADO , ANGRISANI , LANNUTTI , PAVANELLI , LEONE , PRESUTTO , VANIN , GRANATO , DE LUCIA – Al Ministro per i beni e le attività culturali e per il turismo. –

Premesso che:

un secolo fa, il 24 gennaio 1920, moriva a Parigi (a soli 36 anni) Amedeo Modigliani, la cui fama, alimentata ad arte valorizzandone soprattutto l’immagine di “artista maledetto”, è cresciuta a dismisura nel corso del XX secolo;

a quell’ascesa ininterrotta corrisponde un aumento esponenziale del valore attribuito alle sue opere: venderle, acquistarle, possederle è diventato, soprattutto negli ultimi decenni, un investimento dei più remunerativi, sia per i privati che si muovono nel mondo dell’arte, sia per le e istituzioni museali di tutto il mondo;

la prospettiva di un altissimo rendimento ha generato speculazioni internazionali che talvolta, complice l’incertezza che tuttora circonda la figura e l’opera di Modì, nonostante gli sforzi della figlia Jeanne (1919-1984) per sistematizzare il materiale superstite, hanno assunto proporzioni enormi;

ne sono rimasti vittime, negli anni scorsi, persino la Presidenza della Repubblica e il Ministero per i beni e le attività culturali, sia nelle persone di alcuni Ministri, sia dei vertici di alcuni uffici, come ricostruito puntualmente nel libro-inchiesta “L’affare Modigliani”, di Dania Mondini e Claudio Loiodice, entrambi membri dell’ufficio di presidenza della Fondazione Caponnetto, pubblicato ad ottobre 2019;

considerato che:

il 27 dicembre 2019, “il Fatto Quotidiano” ha dedicato un articolo all’imminente centenario della scomparsa dell’artista livornese, dal titolo “Modì 100 anni dopo: soldi, veleni e opere (false?) come funghi”;

nel testo, Giampiero Calapà dà spazio anche alla sensata preoccupazione che, come accadde nel 1984 in vita della celebrazione dei cento anni dalla nascita di Modigliani, quando fu architettato persino il ritrovamento dei celebri falsi, più di qualcuno possa tentare di accreditarsi presso le Istituzioni disposte ad erogare fondi per mostre e commemorazioni varie, così da trarre vantaggi economici indebiti dalla ricorrenza;

il rischio è concreto, tant’è che a mo’ di esempio, Calapà menziona una denuncia presentata dai succitati Mondini e Loiodice ai due Ministeri competenti, all’amministratore delegato di Poste italiane, all’ANAC e al sindaco di Livorno;

l’atto intende stigmatizzare la decisione, ricavata da notizia non ufficiale, secondo la quale Poste italiane avrebbe “affidato direttamente l’incarico di realizzare un francobollo commemorativo alla cosiddetta Fondazione Modigliani di Vietri sul Mare (Salerno), nata nel marzo 2018, nonché di organizzare e partecipare alla cerimonia di annullo filatelico il 24 gennaio 2020”;

in merito alla suddetta “Fondazione Amedeo Modigliani Ricerca Scientifica”, nel volume già ricordato si legge che il suo comitato scientifico è presieduto dalla dottoressa Greta García Hernàndez, presunta esperta e inventrice di un metodo “scientifico” per distinguere i dipinti autentici dai falsi;

la competenza e l’affidabilità della dottoressa García Hernàndez in materia di opere di Modì sono fortemente messe in dubbio dal professor Marc Restellini, direttore e fondatore della Pinacothèque de Paris, al quale Mondini e Loiodice avrebbero commissionato un report da allegare all’esposto che dichiarano di voler presentare alle procure di Roma e Livorno;

dietro segnalazione del Restellini, inoltre, uno dei due dipinti che la García Hernàndez ha dichiarato autentico basandosi sul suo metodo è stato sequestrato, in Svizzera, perché sospettato di essere frutto di una contraffazione e dunque strumento di potenziali truffe;

il 13 gennaio 2020, in un secondo articolo, il Calapà ha reso pubblici i contenuti della nota con cui il dottor Vito Cozzoli, capo di Gabinetto del Ministero dello sviluppo economico, rispondendo a Mondini e Loiodice, ha escluso qualsiasi coinvolgimento nella cerimonia di annullo filatelico e soprattutto ha negato rapporti del Ministero e di Poste Italiane SpA con la Fondazione vietrese, precisando che il bozzetto adottato è tratto da un “primario archivio primario privato”;

poiché il solo catalogo fotografico universalmente accreditato è quello del professor Ambrogio Ceroni, ogni altra scelta, implicando il rischio di legittimare contraffazioni e falsari, il 15 gennaio 2020 il professor Distasi, che presiede la Commissione per lo studio e l’elaborazione delle carte-valori postali, ha precisato agli interroganti, preoccupata che il catalogo al quale si è attinto non fosse affidabile, che la commissione si è rivolta all’Archivio fotografico Fratelli Alinari;

al fine di evitare il rischio che il francobollo celebrativo diventi esso stesso strumento per accreditare opere contraffatte, il Distasi ha precisato che la commissione ha rinunciato alla firma autografa di Modigliani, che avrebbe dovuto comparire anch’essa sui francobolli, scelta che ha comportato lo slittamento dei tempi di stampa da parte dell’Istituto Poligrafico e reso possibile solo dal 17 febbraio 2020 la cerimonia di annullo filatelico organizzata dal Comune di Livorno;

tanta prudenza non è fuori luogo, anzi; la necessità e l’urgenza di un autorevole intervento statale appaiono eclatanti se si riflette sul fatto che a fronte di 337 opere dell’artista labronico censite nel catalogo ritenuto più attendibile (quello citato del professor Ceroni), sul mercato ne circolano circa 1.200, numero destinato ad aumentare se non saranno adottate misure atte a cristallizzare il fenomeno dilagante dei “Modigliani post mortem“;

poiché ad oggi non è chiaro a chi spetti, nel caso di Amedeo Modigliani, quella sorta di successione morale trasmessa dall’artista agli eredi che si chiama diritto morale d’autore, Mondini e Loiodice, volendo prevenire ulteriori possibili truffe mediante un maggiore controllo pubblico, propongono che, in attesa della definizione del contenzioso, sia il Comune di Livorno a vigilare a tutela dell’immagine e della reputazione di Modigliani,

si chiede di sapere:

se il Ministro in indirizzo sia al corrente di quanto esposto e se non ritenga opportuno un immediato intervento per scongiurare che, a valle dell’anno di celebrazioni di Modì, si debbano scoprire imbarazzanti verità analoghe a quelle emerse dopo il 1984, ed evitare, sia lo spreco di denaro pubblico, sia che l’utenza, ignara, venga per l’ennesima volta raggirata;

se non reputi urgente farsi promotore della creazione di un catalogo nazionale dei falsi attribuiti a Modigliani, dal momento che le cause per truffa e riciclaggio, se prescritte, non si concludono con l’ordine di distruggere i falsi riconosciuti (come quelle concluse, invece, con una sentenza di condanna), ma li restituiscono ai proprietari, consentendo loro di re-immetterli sul mercato e reiterare il reato;

se il Ministro non ritenga di adoperarsi perché al più presto sia definito a chi spetti la facoltà di autenticare le opere del maestro, dal momento che il valore potenziale del marchio Modigliani è stimato in circa 100 milioni di euro e più d’uno sono i soggetti che, senza titolo per rivendicarlo, appaiono oltremodo interessati alla sua registrazione.

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