CROTONE – Movimentazione rifiuti dal porto

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Atto n. 3-01287

Pubblicato il 19 dicembre 2019, nella seduta n. 178

CORRADO , SANTILLO , DE LUCIA , ANGRISANI , GRANATO , ACCOTO , LA MURA , PAVANELLI , FLORIDIA , MORRA , DONNO , LANNUTTI – Ai Ministri dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, dell’interno, delle infrastrutture e dei trasporti e della salute. –

Premesso che:

da un rapporto di Legambiente del 2017 risulta che ogni anno 433.000 tonnellate di rifiuti prodotti in Italia prendono la strada dell’estero; il trasporto (su tir, treno o nave) e il successivo smaltimento di ogni tonnellata in uscita dai confini italiani costano fino a 200 euro, con una spesa annua di oltre 86 milioni. Diversamente dal passato, quando la destinazione prevalente erano i Paesi del nord Europa, dove i controlli sono ferrei, oggi si punta all’Europa centro-orientale (Ungheria, Bulgaria), dove i rifiuti possono finire in termovalorizzatori e discariche di dubbia efficienza;

la follia dei trasporti di rifiuti in giro per l’Italia e per l’Europa è stata fotografata anche dal rapporto 2017 dell’Istituto superiore protezione e ricerca ambientale (ISPRA) e la situazione è particolarmente grave in Sicilia e a Roma, ma la Calabria rappresenta un terzo fronte critico, poiché il sistema dei rifiuti regionale è ormai al collasso, e la realtà più difficile è la discarica della Sovreco SpA, società del gruppo Vrenna, sita a Columbra di Crotone, dove confluiscono rifiuti da tutta la regione;

considerato che:

dai media locali si apprende di un filo diretto tra la Calabria e la Bulgaria per trasferire illecitamente i rifiuti. Non mancano gli affari legati allo smaltimento dei rifiuti nelle operazioni “Infectio” e “Core business” dirette dalle Direzioni distrettuali antimafia di Catanzaro e Reggio Calabria a carico di esponenti delle cosche Mannolo-Trapasso-Zoffreo di San Leonardo di Cutro e Commisso di Siderno (“Gazzetta del Sud”, edizione di Crotone, del 14 dicembre 2019);

se l’ordinanza “contingibile ed urgente” della Regione Calabria n. 246 del 7 settembre 2019 ha autorizzato l’incremento dei volumi nella discarica di Columbra, già satura, fino al 30 giugno 2020, l’Autorità portuale di Gioia Tauro, nel corso di una conferenza dei servizi tenutasi recentemente a Crotone, avrebbe invece autorizzato, con prescrizioni, l’imbarco del Rdf (combustibile solido secondario);

a monte ci sarebbe la richiesta di autorizzazione avanzata alla regione da tre società titolari di impianti di trattamento meccanico dei rifiuti solidi urbani (a Lamezia Terme, Maida e Cosenza) che avrebbero stipulato un accordo con la crotonese MG Srls, che dal 2016 si occupa di assistenza amministrativa in attività portuali (codice Ateco 52.29.21) e pare che abbia contratti in esclusiva, quinquennali, con società titolari di termovalorizzatori in Grecia, Portogallo, Turchia, Olanda, Bulgaria e Romania. Avrebbe inoltre una partnership in una holding inglese che ha investito 10 milioni di euro per acquisire spazi negli impianti esteri;

dopo che la Regione ha trasmesso la pratica al Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, che ha consultato i Dicasteri omologhi dei Paesi interessati, ottenute tutte le autorizzazioni, l’Autorità portuale di Gioia Tauro ha indetto la conferenza dei servizi durante la quale sono stati acquisiti i pareri favorevoli degli enti interessati, indispensabili all’autorizzazione;

a dispetto degli entusiasmi di chi sostiene che i rifiuti della Calabria si appresterebbero a diventare risorse e che ciò favorirà l’economia cosiddetta circolare, a parere degli interroganti la decisione appare in sé discutibile e numerose sono le criticità prevedibili. Alcune sono legate all’organizzazione del vettore marittimo e alla preparazione dei materiali per l’imbarco da un porto peraltro limitrofo al centro storico, con particolare riferimento all’accertamento di rischi di auto-riscaldamento del prodotto nelle stive, ai tempi di permanenza in banchina, ai controlli radiometrici; altre, di ordine più politico, hanno a che fare con la vocazione e dunque il futuro stesso della città e dei suoi abitanti,

si chiede di sapere:

se i Ministri in indirizzo abbiano contezza delle perplessità espresse in conferenza dei servizi dai Vigili del fuoco e se non ritengano pregiudizievole l’assenza, all’incontro, dei rappresentanti di Provincia, Autorità di sistema portuale e Arpa Calabria;

se non ritengano che destinare il porto di Crotone e attrezzarlo per tale attività, senza vincoli che escludano l’imbarco di Rdf da altre regioni, possa compromettere l’immagine di città turistica che la stessa cerca faticosamente di accreditare, anche presso i croceristi che sbarcano nello stesso porto, a dispetto del sito di interesse nazionale e dell’abnorme concentrazione di impianti legati al ciclo dei rifiuti e alle energie alternative disseminati nel territorio comunale e provinciale;

se sappiano quali tipologie di rifiuti, oltre al Rdf, si intenda imbarcare da Crotone (si veda “Il Crotonese” del 6 dicembre 2019) e dove sia possibile reperire l’analisi ufficiale dei costi di smaltimento all’estero;

se sia stato previsto un elenco dettagliato dei Paesi e degli impianti che dovrebbero ricevere i rifiuti in partenza da Crotone e se siano state acquisite le relative autorizzazioni;

quali garanzie di trattamento dei rifiuti secondo norme equivalenti a quelle europee sulla protezione rispetto dell’ambiente e della salute umana (regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio n. 1013/2006 del 14 giugno 2006, relativo alle spedizioni di rifiuti) offrano i Paesi di destinazione, posto che solo negli Stati dell’EFTA (Associazione europea di libero scambio) sono consentite le esportazioni dalla comunità;

quali garanzie abbia dato la MG Srls per ottenere la fideiussione necessaria al rilascio della suddetta autorizzazione per traffico transfrontaliero, dal momento che, nonostante dichiari che il suo management vanta una comprovata esperienza pluriennale nell’erogazione di servizi e assistenza amministrativa per import export di merci, conta un unico socio, nonché amministratore unico, la signora Giuseppina Graziano, senza alcuna pregressa carica societaria, e solo 2 dipendenti, e presenta un capitale sociale di 1.500 euro e l’ultimo bilancio approvato dall’azienda nella seduta del 31 dicembre 2018 evidenzia un utile pari a 16.564 euro;

se quanto detto e il fatto che il signor Massimiliano Arcuri abbia partecipato alla predetta conferenza dei servizi in qualità di delegato della MG Srls, società non iscritta all’albo dei gestori ambientali, non possa far sospettare che la signora Graziano sia una prestanome e la MG Srls una derivazione del gruppo Arcuri, peraltro già legato al gruppo Vrenna nella società consortile Politecno (cessata nel 2007);

quale credibilità possa avere l’iscrizione della MG Srls in white list, se non vi è garanzia alcuna della effettiva gestione da parte della titolare;

se i Ministri in indirizzo abbiano contezza delle vicende giudiziarie che qualche anno fa coinvolsero il signor Arcuri, in quanto amministratore unico, nel 2008, della Recycling Srl, per poi vederlo assolto in Cassazione (2015) dall’accusa di tentata estorsione proprio in rapporto ad attività svolte nel porto di Crotone.

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