LAZIO – AVR Spa e rapporti con la Calabria

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Atto n. 3-01262 (in Commissione)

Pubblicato il 9 dicembre 2019, nella seduta n. 171

CORRADO , ANGRISANI , CAMPAGNA , LANNUTTI , LEONE , DE LUCIA , RUSSO , PAVANELLI , TRENTACOSTE , ABATE , GRANATO , LA MURA – Al Ministro dell’interno. –

Premesso che, per quanto risulta agli interroganti:

la AVR SpA, con sede a Roma, nata per occuparsi di manutenzione stradale, oggi è molto attiva nella raccolta di rifiuti per conto di numerosi Comuni italiani e anche all’estero;

la AVR compare nelle liste prefettizie di cui all’art. 1, commi dal 52 al 57, della legge n. 190 del 2012 e ai sensi del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 18 aprile 2013, recante l’elenco dei fornitori prestatori di servizi ed esecutori di lavori non soggetti a tentativi di infiltrazione mafiosa (cosiddetta white list), quale impresa con iscrizione in fase di aggiornamento per le sezioni II, V e VII, VIII e IX. Il numero del provvedimento di iscrizione è 51585/2016 AREA I BIS OSP, con validità fino al 17 febbraio 2017;

l’iscrizione di AVR SpA è dunque in fase di aggiornamento da quasi 3 anni, periodo nel quale la società si è aggiudicata appalti di rilevante portata, compreso, nel 2018, quello della società AMA SpA: servizio raccolta rifiuti di utenze non domestiche, trasporto e conferimento a impianti o aree di trasferenza dei lotti n. 12, n. 13 e n. 16, con valore totale del contratto d’appalto e del lotto pari rispettivamente a 5.372.657,16 euro nel primo caso, 4.410.177,34 nel secondo e a 15.225.949,78 euro (bando 2 2018 – 18/000019, codice CIG 7347025CD1);

considerato che, a quanto risulta agli interroganti:

un consistente apporto commerciale proviene alla AVR SpA dai suoi affari con alcuni Comuni in provincia di Reggio Calabria e con la città capoluogo;

dai media si rileva che il nome della società AVR SpA compare negli atti dell’indagine “Ecosistema”, menzionata in alcune conversazioni dell’imprenditore Saro Azzarà, titolare della società ASED, tratto in arresto per il suo legame con la cosca Iamonte di Melito (Reggio Calabria);

il rapporto AVR-ASED appare chiaro specialmente quando, in occasione di un incendio appiccato a uno degli autocompattatori di quest’ultima per la raccolta di rifiuti a Condofuri (Reggio Calabria), la società ASED pubblicamente esprimeva solidarietà per l’accaduto;

in una conversazione telefonica di fine 2013, Saro Azzarà riferisce al consigliere comunale di San Roberto (Reggio Calabria) Antonino Micari che la AVR è riuscita ad imporsi nel settore e ad aggiudicarsi l’appalto della raccolta rifiuti solo perché forte delle referenze fornite da Minniti e “Pinone” (Giuseppe Morabito, presidente della Provincia di Reggio Calabria);

quasi un anno dopo, in un’intercettazione ambientale, Azzarà ribadisce il medesimo concetto e allude in maniera esplicita ai legami della AVR SpA con le cosche di ‘ndrangheta;

a fine 2014, nelle conversazioni di Azzarà la AVR SpA è associata alla cosca Alvaro di Sinopoli (Reggio Calabria), al punto da affermare che il nome stesso della società sarebbe un acronimo degli Alvaro;

sempre dai media, il riferimento agli Alvaro torna nell’inchiesta “Xenopolis”, dove il nome della AVR, pur non essendo rilevata dagli inquirenti qualsivoglia fattispecie di reato in capo ad alcuno dei soggetti presenti nella società, è associato alla figura di Domenico Laurendi, considerato un trait d’union tra la cosca Alvaro e i politici, al quale aveva lasciato gestire in subappalto la manutenzione delle strade;

considerato inoltre che:

a novembre 2013, a seguito dello scioglimento della Leonia SpA per infiltrazioni mafiose, il servizio di igiene urbana nel Comune di Reggio Calabria fu affidato alla AVR SpA;

numerose sono le partecipazioni condivise tra la AVR e le società che fanno riferimento agli imprenditori Siclari. Nello specifico, la AVR e la Siclari Agostino costruzioni condividono partecipazioni societarie in Podargoni Scarl e Gaga società consortile a rl;

la Siclari Agostino costruzioni figura nella lista di “imprese locali, aventi controindicazioni di tipo mafioso” nella relazione della commissione di accesso al Comune di Reggio Calabria (ex art. 143 del decreto legislativo n. 267 del 2000), insediata ad ottobre 2012;

dalla relazione emerge “come il sistema di affidamenti pubblici consenta di selezionare, secondo rotazione, le medesime imprese (con controindicazioni di tipo mafioso, che sfuggono alle cautele antimafia, trattandosi di contratti ‘sottosoglia’), che si aggiudicano, come sopra evidenziato, circa il 64 per cento degli affidamenti gestiti dal Comune di Reggio Calabria, pur con procedure negoziate che, esaminate singolarmente, risultano per lo più esenti da gravi irregolarità” e vi si attestano chiaramente le “controindicazioni di tipo mafioso a carico della Ditta Siclari Agostino (contiguità con il ‘clan Serraino’)”;

la Siclari Agostino costruzioni, infine, condivideva il 50 per cento delle quote con Fortunato Bilardi nella SIBA Scarl, società in liquidazione con sede a Reggio Calabria. E Bilardi condivide le quote di un’altra società reggina, la GreenENECO, con la figlia Stefania, moglie di Paolo Barillà, il cui fratello Giovanni è genero di Pasquale Condello, personaggio di alta caratura criminale;

considerato infine che:

l’interdittiva prefettizia antimafia (di cui agli artt. 84 e successivi del decreto legislativo n. 159 del 2011) costituisce una misura preventiva, di natura cautelare, volta a impedire i rapporti contrattuali con la pubblica amministrazione di società formalmente estranee ma direttamente o indirettamente collegate con la criminalità organizzata. È dunque da leggersi come misura di carattere cautelare, volta a anticipare la soglia di prevenzione, senza richiedere la necessaria prova di un fatto, né la sussistenza di responsabilità penali, ma solo la presenza di un quadro indiziario univoco e concordante, in base al quale sia plausibile ritenere sussistente un collegamento con organizzazioni mafiose o un possibile condizionamento da parte di queste;

il Consiglio di Stato Sez. III, sentenza 3 aprile 2019, n. 2211, ha affermato che ai fini dell’adozione dell’interdittiva antimafia non occorre provare l’intervenuta infiltrazione mafiosa, bensì soltanto la sussistenza di elementi sintomatico-presuntivi dai quali, secondo un giudizio prognostico latamente discrezionale, sia deducibile il pericolo di ingerenza da parte della criminalità organizzata e che tali elementi vanno considerati in modo unitario, e non atomistico, cosicché ciascuno acquisti valenza nella sua connessione con gli altri,

si chiede di sapere:

se il Ministro in indirizzo non reputi anomalo che a una società con i descritti rapporti con soggetti afferenti alla criminalità organizzata, e alla quale non viene rinnovato l’inserimento in white list dal 2017, siano affidati appalti di rilevante portata su tutto il territorio nazionale;

se risulti che la posizione di AVR SpA sia stata correttamente verificata e approfondita.

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