Elmo da Pietrapaola del Getty Museum

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Atto n. 3-01260 (in Commissione)

Pubblicato il 9 dicembre 2019, nella seduta n. 171

CORRADO , ANGRISANI , CAMPAGNA , DONNO , LEONE , LANNUTTI , PAVANELLI , VANIN , DE LUCIA , RUSSO , TRENTACOSTE , ABATE , GRANATO , LA MURA – Al Ministro per i beni e le attività culturali e per il turismo. –

Premesso che:

si apprende da notizie di stampa che il Jean Paul Getty museum di Malibu, in California, espone, tra le altre antichità magno-greche, un eccezionale elmo in bronzo da parata del IV sec. a.C. (“il Quotidiano del Sud” del 20 novembre 2019);

della vicenda si è interessata anche la redazione del web magazine “Fame di Sud” che, in pari data, pubblicava l’articolo dal titolo “Proverrebbe da Pietrapaola uno splendido elmo in bronzo custodito al Getty Museum”;

sul quotidiano citato, il giornalista Antonio Anastasi dà conto di un’ipotesi investigativa che sarebbe stata formulata dai Carabinieri del nucleo tutela patrimonio culturale (Ntpc) anche in esito alle dichiarazioni dall’archeologo e professore dell’università della Calabria Armando Taliano Grasso;

l’ordinanza della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Crotone che ha condotto alla brillante operazione “Achei”, eseguita dai Carabinieri il 18 novembre 2019, rivela che il docente di Topografia antica è stato escusso a sommarie informazioni sulla presunta origine calabrese dell’elmo;

se Taliano Grasso avesse ragione, l’oggetto, di straordinaria qualità artistica, potrebbe essere stato rinvenuto a Cozzo Cerasello: un’altura della fascia collinare subcostiera del basso Ionio cosentino spettante al territorio di Pietrapaola e sede di un abitato brettio fortificato, nonché di un importante santuario, scoperti proprio dal professore;

fra le immagini che illustrano un articolo pubblicato su “la Repubblica” il 24 novembre 2006 e segnalato ai Carabinieri da Taliano Grasso, relative a reperti allora richiesti al Getty museum dalle autorità italiane, figurava anche un elmo che, per il peculiare cimiero a testa di grifo, bronzeo anch’esso, ma impreziosito da una doratura, corrisponde alla descrizione fatta all’archeologo, nel 1996, da un cittadino di Strongoli (Crotone) oggi identificato in Luciano Bisignano, noto alle forze dell’ordine per precedenti specifici;

diversamente dalla Venere di Morgantina, ritratta anch’essa nell’articolo del suddetto quotidiano e restituita più tardi all’Italia, l’elmo bronzeo è rimasto al Getty museum, che tuttora lo espone, perché la sua provenienza dal Sud Italia, benché ipotizzata con ottimi argomenti su base stilistica (trattandosi di una variante dell’elmo calcidese elaborata in Magna Grecia), mancava di riscontri oggettivi;

considerato che un altro elemento che potrebbe ulteriormente rafforzare la tesi investigativa dell’origine “dubbia” del reperto è “il fatto che a venderlo al Getty, nel 1993, sia stata la Merrin Gallery, attiva a New York da lunghi anni e più volte chiamata in causa nelle inchieste italiane sui traffici internazionali di reperti” (dall’articolo citato di “Fame di Sud”),

si chiede di sapere:

se sia stato chiesto ufficialmente al Getty museum se, all’atto dell’acquisto dalla Merrin Gallery di New York, abbia accertato la reale provenienza dell’elmo e, nel caso, quale sia stata la risposta;

quale sia, ad oggi, lo stato delle trattative con il Jean Paul Getty museum per la restituzione dell’elmo, che con ormai cognizione di causa si presume non solo fabbricato, ma ritrovato nel Sud Italia, verosimilmente in Calabria (Cozzo Cerasello di Pietrapaola), nel corso di uno scavo clandestino, e immesso illecitamente sul mercato internazionale;

se il Ministro in indirizzo non ritenga opportuno e necessario, davanti a un eventuale ulteriore rifiuto del Getty museum, riconoscere la proprietà italiana dell’elmo e disporne la restituzione, e replicare la scelta fatta in passato di negare a tutti gli istituti statunitensi prestiti e collaborazioni scientifiche fino a quando il museo di Malibu non deciderà di soddisfare la richiesta delle autorità italiane;

quanti reperti archeologici e opere d’arte di varia tipologia e cronologia, di provenienza dubbia o illegale, ma ragionevolmente trafugate dall’Italia, siano ancora presenti nelle collezioni del Getty museum;

quale sia, ad oggi, lo stato delle trattative per la restituzione di tutte le opere uscite illecitamente dal nostro Paese e finite nei musei e istituti statunitensi prima e dopo il 1983.

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