ISCR – Istituto Superiore Centrale per il Restauro

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Atto n. 4-02416

Pubblicato il 5 novembre 2019, nella seduta n. 162

CORRADO , ABATE , ANGRISANI , LANNUTTI , RUSSO , TRENTACOSTE , GRANATO , DE LUCIA , MARILOTTI , MORRA , VANIN , DONNO – Al Ministro per i beni e le attività culturali e per il turismo. –

Premesso che:

risulta agli interroganti che numerose criticità caratterizzerebbero l’attuale gestione dell’Istituto superiore per la conservazione e il restauro (ISCR), ufficio dirigenziale di livello non generale del Ministero per i beni e le attività culturali e per il turismo dotato di autonomia speciale (scientifica, finanziaria, organizzativa e contabile) e afferente al segretariato generale del Ministero stesso;

dette criticità sarebbero riconducibili a responsabilità diretta (ai sensi del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165) della direzione dell’Istituto, nella persona del dottor L. F., ma anche, giocoforza, a chi, a più alto livello, non avrebbe vigilato e non vigila adeguatamente su quella, sia nel Ministero di riferimento, sia negli altri dicasteri aventi competenza;

a parere degli interroganti, poiché l’ISCR afferisce alla direzione generale Educazione e Ricerca del Ministero, andrebbe innanzi tutto chiesto conto a quest’ultima, ma anche alla direzione generale Organizzazione, dell’abnorme discontinuità di presenza nell’ufficio romano del dottor F. Pare che neppure i suoi più stretti collaboratori, infatti, siano in grado di prevedere e motivare assenze e presenze, circostanza che si ripercuote negativamente sul funzionamento del suddetto ufficio;

l’Istituto, sempre sul piano gestionale, paga anche l’assenza di una segreteria e, soprattutto, di un dirigente amministrativo. Benché prevista dall’art. 3, comma 2, lett. b), del decreto ministeriale 7 ottobre 2008, istitutivo dell’ISCR, da diversi anni questa posizione non è più coperta. All’attenzione quasi esclusiva riservata ultimamente alla Scuola di alta formazione (SAF di Roma e di Matera), inoltre, a discapito dell’attività di restauro e di studio, si è aggiunta la mancata o ritardata assegnazione agli uffici, da parte del dottor F., dei 14 nuovi restauratori entrati di recente nell’ormai scarna pianta organica dell’ISCR;

considerato che, a quanto risulta agli interroganti:

in luogo del dirigente amministrativo, un funzionario amministrativo (area III F1), l’ingegner L. F., opera da poco più di un anno in collaborazione con la direzione, svolgendo i molti compiti di responsabilità che l’incarico del direttore generale Educazione e Ricerca gli attribuisce. Nonostante ciò, all’inizio di settembre 2019, il dottor F., in qualità di responsabile unico del procedimento, ha proceduto ad affidamento diretto mediante trattativa diretta del MePA (Mercato elettronico della pubblica amministrazione) di un servizio di attività straordinaria temporanea che in perfetto burocratese è stato definito di gestione istituzionale e di progetto finalizzata al coordinamento di collaborazioni e convenzioni istituzionali;

detto servizio, da svolgere presso la sede romana dell’ISCR per 4 mesi (fino all’esito conclusivo della definizione di un progetto operativo), è stato appaltato al dottor F. P. per 14.000 euro oltre all’IVA, a gravare sul capitolo 2040 dell’anno finanziario 2019, spese di funzionamento (CIG Z2529A1C46), dietro presentazione della propria migliore offerta e, da bando, “operando uno sconto percentuale al ribasso sull’importo a base d’asta”;

a giudizio degli interroganti le motivazioni addotte dal dottor F. per l’affidamento del servizio citato ad una specifica professionalità di formazione economico gestionale, identificata poi nel dottor P., appaiono in verità poco credibili. Lo “sforzo” giustificativo da parte di F., a fronte della disponibilità, nell’ufficio da lui diretto, di un profilo compatibile con le attività oggetto dell’appalto affidato invece all’esterno, unito all’appartenenza del dottor P. alla no profit fondazione “Dià Cultura”, nata nel 2012 e avente sedi a Milano, Roma e Bruxelles, diretta da P. stesso (area comunicazione) e dalla dottoressa S. S. (area editoriale), compagna di vita personale e professionale del dottor V. N., già direttore del museo etrusco di Villa Giulia, autorizzano a nutrire qualche sospetto circa la sincerità delle motivazioni dell’iniziativa della direzione dell’ISCR. Difficile, insomma, respingere l’impressione di un profilo confezionato “sartorialmente” sul designato;

considerato, inoltre, che:

una violazione della normativa in materia di conferimento di incarichi a personale esterno non sarebbe una novità assoluta per l’ISCR: basti rileggere gli esiti della verifica amministrativo-contabile disposta dalla Ragioneria generale dello Stato ad esempio nel 2011. Più in generale, una certa leggerezza nella gestione del denaro pubblico sembra essere un dato ricorrente presso l’Istituto, che più di una volta ha attirato l’attenzione della Corte dei conti;

il decreto ministeriale 19 settembre 2016 del Ministero per i beni culturali prevede per l’ISCR 171 risorse. Oggi vi prestano servizio circa 140 dipendenti e si stima, per i prossimi anni, una riduzione a 122 unità di personale, per quiescenza ed effetti di “quota 100”. In questo quadro, la sede della SAF di Matera, mancando di un suo organico dedicato, si giova di un funzionario amministrativo, un assistente amministrativo ed un informatico assegnati all’ISCR di Roma. Docenze, esami e laboratori didattici a carico del personale di Roma comportano elevati costi per missioni a causa delle difficoltà di collegamento tra Roma e Matera: una lezione mattutina, ad esempio, richiede 3 giorni di missione, con spreco di tempo e risorse economiche;

la scabrosa vicenda di un dipendente dell’ISCR con mansioni di assistente alla vigilanza condannato in via definitiva per un grave reato, e oggi recluso, chiama in causa anche la direzione generale Organizzazione. Non avere preso atto per circa due anni dell’assenza dal lavoro del dipendente del Ministero ha infatti prodotto un’indebita erogazione dello stipendio che è causa, per lo Stato, di un considerevole danno erariale;

meno grave sul piano dell’entità dello spreco di denaro pubblico, ma pur sempre ingiustificato, è il caso dell’infortunio occorso ad un dipendente in missione a Matera a gennaio 2019, ma appreso dall’ufficio romano in aprile. La multa di circa 1.000 euro comminata da INAIL a fine giugno 2019 avrebbe dovuto gravare sul dirigente, trattandosi di una sua responsabilità diretta. Pare invece che il dottor F. abbia imposto all’assistente amministrativo incaricato di occuparsene, inquadrato nell’area II, la predisposizione di un mandato di pagamento a valere su fondi dell’ISCR;

si deve infine alla quotidiana mala gestio organizzativa dell’Istituto il mancato aggiornamento del documento di valutazione dei rischi ex decreto legislativo n. 81 del 2008: una grave inosservanza delle prescrizioni in capo al datore di lavoro ai sensi dell’art. 17, comma 1, lettera a), in una materia così rilevante come la salute e la sicurezza nei luoghi di lavoro,

si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo non intenda disporre un’ispezione presso l’ISCR, il segretariato generale e le due direzioni generali competenti, al fine di accertare le irregolarità descritte, nonché rilevare ulteriori anomalie anche relativamente alla gestione amministrativo-contabile e, nel caso, attivarsi nelle opportune sedi perché siano accertate tutte le responsabilità.

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