Esposto abusivismo edilizio sulle mura di Cariati

La sottoscritta Margherita CORRADO

ESPONE QUANTO SEGUE

Il presente atto ha la finalità di porre all’attenzione di questa Ecc.ma Procura della Repubblica una vicenda di interesse collettivo, affinché gli organi competenti possano eseguire gli opportuni accertamenti e valutare la sussistenza di eventuali profili penalmente rilevanti in relazione ai fatti dedotti. Segnalo la necessità dell’intervento della Pubblica Autorità per la pronta risoluzione della vicenda descritta per la presenza di condotte che ritengo contrarie alla legge.

In data 10.05.2019, ho inviato via pec una diffida al Sindaco e al Segretario Comunale di Cariati[1] (All. 1) in relazione alla cinta muraria del borgo, in larga parte superstite ma gravemente alterata da edificazioni recenti e recentissime che non è dato sapere se e come siano state autorizzate. Al Comune, appunto, in qualità di proprietario (ex art. 823 Codice Civile) delle mura urbiche, chiedevo di assicurare l’immediata remissione in pristino dello stato dei luoghi[2], provvedendo alla demolizione di ogni genere di manufatto addossato e/o sporgente dai prospetti esterni delle cortine e dalle torri della cinta muraria, d’impianto basso-medievale ristrutturata nel Cinquecento, come tale tutelata dalla vigente normativa in materia di Beni Culturali (D.L. 22 gennaio 2004, n. 42). Nel caso in cui, com’è poi accaduto, a distanza di 30 giorni nessun passo fosse stato fatto nella direzione richiesta, preannunciavo il presente esposto.

Nella documentazione fotografica allegata alla suddetta diffida, compare anche l’edificio residenziale sito nei pressi di Piazza Valle la cui inconcepibile ‘ristrutturazione’, portata all’attenzione della sottoscritta da un cittadino di Cariati, determinò l’invio, il 2 e 3 marzo u.s., di una breve segnalazione ai Carabinieri del Nucleo Tutela Patrimonio Culturale, resa pubblica il 5 marzo a mezzo comunicato stampa (All. 2). La richiesta era tesa ad accertare se l’edificio fosse stato oggetto di un intervento edilizio (autorizzato o meno) condotto in difformità dalle norme di tutela del patrimonio culturale pubblico.

Pochi giorni dopo, il 9 marzo, sollecitavo la giunta Greco ad avviare subito le pratiche per la verifica dell’interesse culturale del circuito murario, ex articolo 12 del Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio, propedeutica all’apposizione del vincolo sulla cittadella da parte della Soprintendenza competente (All. 3). A posteriori, peraltro, ho appreso che l’ex funzionario di zona della Soprintendenza archeologica, dott. Alessandro D’Alessio, aveva intrapreso quel percorso, come dimostra la documentazione conservata nell’archivio dell’Istituto periferico del MiBAC, percorso purtroppo arenatosi dopo il suo trasferimento in altra sede.

Tornando ai miei rapporti con l’amministrazione comunale, dal 25 marzo in poi si sono registrate una serie di botta e risposta a mezzo stampa e sui social (con la Sindaca, con l’assessore Apa e con il loro ufficio stampa), documenti che non merita allegare per la pochezza dei contenuti. Reiterati appelli, inoltre, mi sono stati rivolti telefonicamente, attraverso conoscenti comuni, per indurmi a più miti consigli.

La responsabilità politica della giunta in carica per lo stadio di gravissimo degrado raggiunto dalla cinta urbica di Cariati, opera militare delle più importanti nel panorama calabrese e meridionale in genere[3], a causa di abusi edilizi evidentemente tollerati (se non anche suggeriti/favoriti) dai tecnici del Comune nonostante il dettato del Piano Regolatore Generale del 1986 (All. 5) e del successivo Regolamento Edilizio (All. 6), mi induce a respingere ogni appello al dialogo che non ammetta come presupposto imprescindibile la demolizione dell’aberrante ‘bagno panoramico’ di Piazza Valle[4].

Le Norme di Attuazione del PRG del 1986 (All. 5) avevano infatti identificato l’intero centro storico racchiuso nelle mura come zona A, ammettendovi “esclusivamente opere di ristrutturazione della struttura interna e di risanamento igienico degli edifici”. Vietavano e vietano, invece, “tassativamente…la costruzione di balconi o di bowindow o di quanto possa contribuire a variare il perimetro, il volume ed il disegno dei prospetti”.

Integrazioni e modifiche di quanto statuito furono affidate al futuro Piano di Recupero del Centro Storico, che non mi risulta abbia poi visto la luce.

Aggiungo, per rendere più esaustivo e parlante il quadro della situazione, che una consigliera in carica, parente dei proprietari dell’edificio ‘incriminato’, ha fatto pervenire anche a me l’esposto presentato il 14 maggio u.s. (All. 7) per un analogo abuso, in altra parte del borgo, imputabile ad un consigliere di opposizione…

A prescindere da quanto denunciato da chiunque, fin qui (a qualsiasi fine e più o meno espressamente), ritengo che gli abusi commessi a danno delle cortine e delle torri della cinta muraria di Cariati negli ultimi decenni debbano essere accertati e perseguiti, tutti, inchiodando finalmente alle proprie responsabilità sia chi ha eventualmente rilasciato permessi che non potevano essere accordati sia chi si è giovato di tali ‘facilitazioni’ (gratuite o meno).

Per tutto quanto sopra esposto e motivato, la sottoscritta Margherita CORRADO, così come identificata PRG

CHIEDE

che l’Ecc.ma Procura della Repubblica adita Voglia disporre gli opportuni accertamenti in ordine ai fatti così come esposti dettagliatamente in narrativa, valutando gli eventuali profili d’illiceità penale degli stessi e, nel caso, individuare i possibili soggetti responsabili al fine di procedere nei loro confronti.

Con il presente esposto si intende inoltre formulare denuncia-querela, sempre in relazione ai fatti sovra descritti, nell’ipotesi in cui dagli accertamenti svolti dalle Autorità competenti dovessero emergere fattispecie di reato per i quali la legge richiede la procedibilità a querela di parte.

La sottoscritta Margherita CORRADO chiede di essere avvisato/a ai sensi dell’art. 406 c.p.p. nel caso in cui il Pubblico Ministero avanzi formale richiesta di proroga delle indagini preliminari. Chiede di essere avvisato/a anche nel caso in cui, ai sensi dell’art. 408 c.p.p., il Pubblico Ministero presenti richiesta di archiviazione se la notizia di reato dovesse rivelarsi infondata.

Con osservanza.

Roma, 28.06.2019


[1] Nota trasmessa per conoscenza anche alla Direzione Generale ABAP del Ministero Beni Culturali e ai Carabinieri del Nucleo TPC.

[2] L’invasione delle mura da parte di un’edilizia privata senza scrupoli e priva di buon senso ha ormai una sua storia consolidata: iniziata poco dopo l’Unità d’Italia, già negli anni ’20 del Novecento preoccupava gli uffici del Ministro della Pubblica Istruzione, allora preposto alla tutela dei beni monumentali, che lamentavano ufficialmente la “trascuratezza” delle amministrazioni locali rispetto alla necessità di garantire l’integrità del circuito murario, dichiarato d’importante interesse in base alla Legge 20 giugno 1909 n. 364: cfr. http://www.cariatinet.it/difendiamo-la-formidabile-rocca-dei-ruffo-e-degli-spinelli-il-piu-prezioso-dei-nostri-beni-architettonici/.

[3] Si veda, ultimo in ordine di tempo, il contributo della prof.ssa Francesca Martorano, Potere e progetto. Famiglie feudali e fortificazioni in Calabria tra XVI e XVII secolo, in A. Camara Muños, M.A. Vásquez Monassero (eds.), “Ser hechura de”: ingeniería fidelidades y redes de poder en los siglos XVI y XVII, (Lecciones Juanelo Turriano de Historia de la Ingeniería), 2019, pp. 236-252 (All. 4).

[4] Ho preferito il dialogo diretto con i cittadini, singoli e associati, avviato dopo l’appello rivolto loro il 18 aprile u.s. e proseguito in loco il 5 maggio e il 9 giugno in vista degli appuntamenti culturali da me promossi per l’estate allo scopo di favorire un incremento delle conoscenze storico-architettoniche che vada di pari passo con l’assunzione di una più raffinata coscienza critica rispetto ai fenomeni degenerati in atto.

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