San Giovanni in Fiore – Nei magazzini badiali nessuna traccia longobarda o bizantina ma ‘solo’ memorie florensi!

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L’apertura al pubblico, venerdì 21 giugno, dei locali dell’ala est dell’abbazia florense di San Giovanni in Fiore (CS) è un’ottima notizia, poiché incrementa la superficie visitabile del complesso monastico, consentendo di accedere a spazi finora preclusi e scoprirne le architetture. Detti spazi sono stati oggetto di scavo archeologico estensivo nel 2007-2008. Rimosse le pavimentazioni novecentesche dei vari ambienti, l’indagine stratigrafica ha raggiunto ovunque il banco roccioso naturale, intaccato da attività umane che hanno lasciato tracce di varia cronologia, natura e significato. Nessun dato oggettivo, però, vi testimonia una frequentazione longobarda o bizantina: tutti rinviano ad una presenza umana contestuale all’impianto del cantiere (1215) e all’intero arco di vita del complesso badiale (XIII-XVI sec.). Sarebbe dunque intellettualmente scorretto, perché destituito di fondamento, pur senza negare credito alle fonti documentarie che attestano un’antropizzazione dell’area (in senso lato) prima della fondazione del cenobio gioachimita, ogni volo pindarico teso ad accreditare l’idea che nei locali in questione sia stata trovata qualsivoglia traccia insediativa certamente anteriore al XII-XIII sec., dunque alla stessa casa madre dell’Ordine e/o, ma solo ipoteticamente, al precario oratorio che la precedette di qualche decennio. Non si rende un buon servigio alla collettività, perciò, alimentando un sensazionalismo privo di fondamento e che, se mai, distrae l’attenzione del pubblico da risultati di grandissimo interesse, ancorché relativi ad epoche successive all’alto Medioevo.

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