Comunicato stampa Ecce Homo di Cosenza con nota ai Carabinieri NTP e al Segretariato Regionale MIBACT

Lunedì 4 marzo, a Portapiana di Cosenza, ho visionato dall’esterno la Chiesa dell’Ecce Homo, accompagnata dalla dott.ssa Alessandra Carelli, storica dell’arte che dal 2009 l’ha presa a cuore e recentemente ha lanciato una petizione on line per salvarla. La ricognizione è stata limitata dalla ‘scatola’ che da qualche anno, per garantire passanti e veicoli da eventuali crolli, nasconde alla vista due dei tre lati liberi del piccolo edificio di culto d’impianto, pare, cinquecentesco. Il quarto, crollato all’interno del tempio, è in comune con l’abitazione della proprietaria di entrambi gli immobili. Anche la falda del tetto retta da quella struttura perimetrale è collassata, com’è possibile verificare salendo sul pendio retrostante.

Con ogni evidenza, chi doveva vigilare sulla conservazione di questo bene, vincolato da decenni, non l’ha fatto adeguatamente né fino in fondo. Ho scritto, perciò, stamane, al Comando Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale, perché accerti le responsabilità di quanto occorso fin qui e solleciti tutti i soggetti coinvolti ad agire, secondo le specifiche competenze. L’inadempienza della Proprietà non impediva né impedisce alla Soprintendenza di sostituirsi a quella in danno, prima che sia troppo tardi, così come non attenua affatto la responsabilità dell’Amministrazione Occhiuto, fin qui indifferente alla concreta prospettiva di perdere una testimonianza irripetibile (per l’alto valore identitario, oltre che storico-artistico) del patrimonio culturale cosentino. Accenno soltanto, infatti, alla presenza, nell’abside della chiesetta, di una Passio Christi attribuita al XV-XVI secolo dipinta in una nicchia che, come tutta la parte più profonda dell’edificio, è scavata direttamente nella parete rocciosa del colle dominato, in sommità, dal Castello. Una testimonianza importante, dunque, della funzione religiosa di alcune delle classiche architetture rupestri del Medioevo calabrese, prolungata poi grazie all’aula costruita fuori terra che oggi è esposta al rischio concreto e imminente di un collasso definitivo.

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