Interrogazione in aula al Ministro Bonisoli su SABAP Vibo Valentia e Reggio Calabria

Sig. Ministro,

intervengo per la prima volta in quest’aula e non posso nascondere l’emozione. Spero mi perdonerà, quindi, se ho scelto di leggere un quesito che, da archeologa che collabora con il MiBAC da un ventennio, in altre circostanze formulerei agevolmente a braccio.

La domanda che Le rivolgo trae spunto dalla situazione odierna della Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio per la città metropolitana di Reggio Calabria e la provincia di Vibo Valentia, che dal 2015 al 2018 ha cambiato dirigente ben 10 volte. Avocazioni del Direttore Generale, reggenze affidate a Soprintendenti di altre province o regioni, ricorso al comma 6 sono espedenti utilizzati in ogni parte d’Italia, quando occorre. Il record raggiunto dalla più meridionale delle due SABAP calabresi, però, difficilmente potrà essere eguagliato.

Sottolineo questo infelice primato della mia regione mentre auspico che non sia incrementato ulteriormente. Vengo perciò a chiederle se, avendo dichiarato di volere affrontare l’annoso problema della carenza di organico che affligge il Suo Ministero a tutti i livelli, diventata ormai intollerabile, vorrà adoperarsi per assicurare anche un congruo aumento del numero dei Soprintendenti.

Come sa, sono trascorsi oltre 10 anni dall’ultimo concorso e perciò anche le graduatorie degli idonei (dopo quelle dei vincitori) sono state esaurite. Negli Archivi le cose non vanno meglio, a quanto mi consta, anzi la situazione è forse addirittura più drammatica ma tornando alle Soprintendenze, regioni come Calabria, Basilicata, Molise e con esse molte province – Benevento e Caserta, per fare un solo esempio – geograficamente e/o mentalmente ‘periferiche’ rispetto ad un MiBAC romanocentrico per tradizione, scontano anche il fatto di non essere scelte come sedi se non dai residenti, e solo a condizione che questi non abbiano ambizioni di carriera.

Al Sud, infatti, gli interpelli di dirigenti e funzionari che finiscono deserti sono da tempo la norma, dovendo costoro fare i conti con gravi disagi di ordine logistico non compensati né da incentivi economici né da vantaggi di carriera. Per restare all’esempio iniziale, i soli dirigenti, tra quei 10, passati fugacemente per Reggio e Vibo negli ultimi tre anni, o erano ad un passo dal pensionamento o sono stati persuasi ad accettare l’incarico con la promessa di risalire la Penisola al più presto per occupare sedi più gradite. Nei casi peggiori, e in Calabria abbiamo visto anche questo, la scelta controcorrente di un dirigente nasconde l’esilio dorato al quale personaggi scomodi o imbarazzanti si sottomettono di buon grado per sottrarsi all’attenzione dei superiori.

È intuitivo che tutto ciò penalizza enormemente territori ricchissimi sul piano della quantità e della quantità del patrimonio culturale. Non di rado questi sono pure vulnerabili agli appetiti di spavalde consorterie mosse da interessi economici milionari, risolute ad approfittare della resa senza condizioni cui l’improvvida riforma Franceschini ha condannato gli ormai anacronistici paladini della tutela, spesso più penalizzati degli antieroi di Cervantes quanto ai mezzi di trasporto con cui muoversi sul terreno.

È anche un problema di risorse, infatti, quello che Le pongo. Perciò, sig. Ministro, sempre in relazione alla necessità di aumentare il numero dei Soprintendenti, e in attesa che dalla natura trinitaria riconosciutagli dal Suo predecessore ritornino felicemente ‘monofisiti’, Le chiedo se non intenda cercare di reperire nuove risorse per assicurare la copertura economica di quei posti di seconda fascia che sono stati penalizzati enormemente per pagare stipendi di prima fascia alla folla di direttori dei musei autonomi generata anch’essa dalla riforma a costo zero (e uguale risultato!) del precedente esecutivo.

Grazie.

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